Conferenza MIRCI a Firenze, 2-4 maggio 2018

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MIRCI è l’acronimo di “Motherhood Initiative for Research and Community Involvement” (Iniziativa per la Ricerca e il coinvolgimento delle Comunità sul tema della Maternità), un progetto nato in Canada dedicato alla ricerca e pubblicazione degli studi accademici dedicati alle madri. Ogni anno MIRCI organizza conferenze internazionali dove ricercatrici provenienti da tutto il mondo condividono i loro saperi e le ultime novità.

Quest’anno, all’interno della conferenza dal titolo “Matricentric feminism: theory, activism, politics, practice and representation”, uno dei temi “scottanti” è proprio la l’abuso e la mancanza di rispetto nel parto.

Il 3 maggio, interverrà Elena Skoko sul tema “Addressing Obstetric Violence From the Perspective of Maternal Gift Economy” (Affrontare la violenza ostetrica dalla prospettiva dell’economia del dono materno). Altre studiose porteranno le loro riflessioni sul tema della violenza ostetrica.

PROGRAMMA COMPLETO: MIRCI FLORENCE Conference Schedule.
La conferenza è a pagamento.

Annunci

OVOItalia a Barcellona: 17 maggio 2018

Programa_IIICongreso_violencia_ing_rAnnunciamo con piacere la presenza di OVOItalia alla conferenza internazionale “Gender, Ethics and Care”, organizzata dall’Università di Barcellona. Il 17 maggio 2018, Elena Skoko, sarà ospite con l’intervento “Evidence-based activism. First national data on obstetric violence in Italy”. 

La conferenza richiede l’iscrizione ed è a pagamento. Di seguito il programma completo:

Sondaggio globale: What Women Want – Cosa vogliono le donne

In occasione della Giornata Internazionale per la Salute e i Diritti delle Madri, l’11 aprile 2018, inizia il sondaggio globale What Women Want – Cosa vogliono le donne

OVOItalia partecipa al sondaggio globale rivolto alle donne e alle ragazze per sapere cosa vogliono per la loro salute materna e riproduttiva.

Una sola domanda. Un solo obiettivo: raccogliere un milione di proposte in tutto il mondo per migliorare l’assistenza sanitaria nella salute materna e riproduttiva.

#WhatWomenwant #CosaVoglionoLeDonne

www.whatwomenwant.org

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PARTECIPA AL SONDAGGIO ONLINE CON LA TUA PROPOSTA: https://www.whatwomenwant.org/italian/

Che cos’è What Women Want – Cosa vogliono le donne

What Women Want – Cosa vogliono le donne è una campagna di sensibilizzazione per migliorare la qualità della salute materna e riproduttiva delle donne e delle ragazze. In occasione della Giornata Internazionale per la Salute e i Diritti delle Madri, l’11 aprile 2018, What Women Want – Cosa vogliono le donne chiede a un milione di donne e ragazze in tutto il mondo – dalle metropoli ai villaggi rurali, dall’Occidente all’Oriente, dal Nord e dal Sud – quale sia la loro più grande priorità per i servizi sanitari dedicati alla maternità e alle scelte riproduttive.

La raccolta di proposte durerà fino alla fine del 2018. Successivamente, nel 2019, le proposte verranno elaborate e verranno diffusi i risultati al livello globale e al livello di singoli Paesi.

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Partendo dall’esperienza di Hamara Swasthya, Hamari Awaz (La nostra salute, le nostre voci), una campagna “da basso” organizzata nel 2017 da più di 100 organizzazioni affiliate a White Ribbon Alliance India, mobilitando più di 150.000 donne, l’iniziativa What Women Want – Cosa vogliono le donne si propone di:

1) educare e rafforzare le persone in merito all’importanza della qualità, equità e dignità nella assistenza sanitaria delle donne e delle ragazze;
2) sostenere le donne e le ragazze nella richiesta di accesso all’assistenza dignitosa e di alta qualità;
3) mettere i bisogni delle donne e delle ragazze, così come espressi da loro stesse, al centro delle politiche sulla salute, ai programmi e all’accountability dei sistemi sanitari.

What Women Want – Cosa vogliono le donne partecipa alla crescita del movimento globale per servizi sanitari di qualità dedicati alle donne e alle ragazze. L’iniziativa ha come ulteriore obiettivo di aiutare i governi, i professionisti sanitari, i fornitori di assistenza privati e le organizzazione della società civile a capire meglio cosa sia più importante per le donne e le ragazze in merito alla loro salute. L’iniziativa si pone come obiettivo di fornire strumenti utili per generare cambiamento nei vari Paesi e nei vari territori. I risultati saranno sintetizzati per essere inseriti nelle agende globali e nazionali in modo che le stesse possano riflettere le proposte più importanti, incluse le raccomandazioni per migliorare la qualità, l’equità e la dignità nella salute.

Le voci delle donne e delle ragazze devono essere ascoltate. Insieme possiamo assicurare la qualità nell’assistenza equa e dignitosa per ogni donna e ogni ragazza, ovunque.

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Perché abbiamo bisogno della campagna What Women Want – Cosa vogliono le donne

Quando le donne e le ragazze sono incluse nell’individuazione delle barriere e delle soluzioni per la loro salute, il progresso è accellerato. Dato che la qualità dell’assistenza sanitaria ha un impatto enorme sulla decisione della donna o della ragazza di cercare aiuto quando ne ha bisogno, il punto focale della campagna What Women Want – Cosa vogliono le donne è quello di capire cosa si intende per qualità dalla prospettiva delle donne e delle ragazze. Il modo migliore per saperlo è chiederglielo direttamente. 

La qualità significa cose diverse per persone diverse. Alcune intendono la qualità come accesso al fornitore di assistenza competente, partorire in un ambiente pulito e amichevole o la possibilità di distanziare le gravidanze e pianificarle, oppure evitarle, senza essere giudicate. Per altri significherà la possibilità di accedere ai servizi in modo gratuito, avere accesso alle informazione riguardo la salute riproduttiva e sessuale, l’accesso per disabili o il fatto di non subire discriminazioni. Le voci delle donne e delle ragazze devono essere ascoltate. Insieme possiamo assicurare qualità, servizi equi e dignitosi per ogni donna e ogni ragazza, ovunque.

Da chi è promossa la campagna What Women Want – Cosa vogliono le donne

Schermata 2018-04-10 alle 22.44.15What Women Want – Cosa vogliono le donne è guidata da un comitato direttivo che comprende White Ribbon Alliance India, White Ribbon Alliance Global Secretariat, Partnership for Maternal, Newborn and Child Health (PMNCH), Every Mother Counts (EMC), International Confederation of Midwives (ICM) ed Evidence for Action (E4A), con numerosi partecipanti che contribuiscono in altri modi, incluso l’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia che ha curato la versione italiana del sondaggio. Il comitato direttivo include rappresentanti di Every Woman, Every Child (EWEC), del Quality of Care Network (WHO QoC Network) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Quality, Equity and Dignity Advocacy Working Group (QED AWG) globale per allineare gli sforzi nell’assicurare che le voci delle donne e delle ragazze siano incluse nelle iniziative volte a migliorare la qualità dei servizi.

Qualità, equità e dignità nei servizi sanitari sono importanti per donne e ragazze, al di là della loro provenienza. Per questa ragione i partner, grandi e piccoli, di tutti i Paesi, che sostengono i servizi sanitari basati su evidenze scientifiche e migliori pratiche nell’ambito della maternità e della salute riproduttiva sono invitati a partecipare.

Partner nuovi si aggiungono tutto il tempo e sono invitati ad unirsi all’iniziativa per tutta la durata del 2018. La lista dei partner sarà continuamente aggiornata sul sito www.whatwomenwant.org/partners, a partire dal 26 marzo 2018.

Contattate info@whatwomenwant.org per unirvi al movimento!

Se vuoi puoi anche mandarci la tua testimonianza in foto!WWW-IT-1MANDACI, SE VUOI, UNA TUA FOTO CON LA PROPOSTA SCRITTA SUL FOGLIO
(scarica il modulo qui >> stampa il foglio >> scrivi la tua proposta >> invia il tuo selfie anonimizzato a bastatacere.ovoitalia@gmail.com.)
Inviando la tua foto concedi a What Women Want – Cosa vogliono le donne il permesso di utilizzarla ai fini della campagna)

 

“Le discriminazioni contro le donne nella legge e nella pratica” OHCHR (ONU)

Schermata 2018-04-10 alle 10.11.28Le discriminazioni contro le donne nella legge e nella pratica
Registrazione integrale disponibile su
Radio Radicale:
https://www.radioradicale.it/scheda/537826

convegno- 6 aprile 2018-BIS

I promotori dell’evento

Il convegno è stato promosso ed organizzato dal Prof. Bonfiglio, dall’Avv. Alessandra Battisti e dalla Dott.sa Elena Skoko, rispettivamente Direttore e membri dell’Unità di Ricerca sui Diritti Umani nella Maternità e Nascita (DUMN).

L’Unità di Ricerca DUMN raccoglie l’invito dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad effettuare ricerca sul fenomeno dell’abuso e maltrattamento delle donne durante l’assistenza alla nascita che integra una violazione dei diritti umani delle donne con conseguente messa in pericolo del diritto alla vita.

Schermata 2018-04-10 alle 10.37.41Nel convegno è stata presentata la versione italiana del “Rapporto del Gruppo di Lavoro Gruppo di Lavoro delle Esperte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani sul tema della discriminazione contro le donne in relazione alla salute e alla sicurezza” ed è intervenuta, in qualità di relatrice, Federica Donati dell’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (OHCHR) dell’ONU.

Al convegno sono intervenuti il Rettore dell’Università “Roma Tre” Luca Pietromarchi, il Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche Francesco Guida, Roberta Adelaide Modugno, professore associato di Storia delle Dottrine Politiche e coordinatrice del curriculum di Studi di Genere del Dottorato di ricerca in Scienze Politiche, insieme al prof. Salvatore Bonfiglio, professore di Diritto Costituzionale e Comparato ed Alessandra Battisti e Elena Skoko, libere ricercatrici dell’Unità di Ricerca “Diritti Umani nella Maternità e Nascita”, Laboratorio Multimediale di Comparazione Giuridica, Dipartimento di Scienze Politiche, Università degli Studi “Roma TRE.

Come sancito nella Costituzione dell’OMS, la sanità di tutti i popoli è una condizione fondamentale della pace del mondo e della sicurezza; essa dipende dalla più stretta cooperazione possibile tra i singoli e tra gli Stati.

L’Unità di ricerca DUMN, Diritti Umani nella Maternità e Nascita: motivi di innovazione giuridico-scientifica

L’Unità di ricerca sui Diritti Umani nella Maternità e Nascita all’interno del Dipartimento di Scienze Politiche rappresenta un elemento di significativa innovazione:

  1. Le pratiche di assistenza alla nascita sono strettamente collegate alla tutela dei diritti fondamentali della persona umana.
  2. Molteplici studi internazionali hanno posto in luce come la violazione dei diritti delle donne nell’assistenza alla nascita si possa qualificare come una violenza di genere.
  3. L’assistenza alla nascita non si risolve in una mera questione medica, ma determina ricadute sull’intera collettività sia in termini di salute, sia in termini di natalità/denatalità.
  4. Gli esiti di salute di madre e bambino hanno un impatto significativo sulla sostenibilità dei sistemi sanitari.
  5. In Italia ad esempio l’inchiesta Balduzzi (2013) ha dimostrato come i tagli cesarei privi di giustificazione medica producano un danno erariale di circa 80 milioni di Euro per lo Stato Italiano.
  6. Inoltre l’aumento progressivo del contenzioso medico legale e della medicina difensiva hanno generato sacche di inappropriatezza che ledono il diritto alla salute, producono danni alle persone che ulteriormente aggravano il contenzioso e compromettono la possibilità di autentiche alleanze terapeutiche tra pazienti e operatori sanitari. Questi ultimi lavorano spesso in condizioni di estremo disagio, rischiando a loro volta una grave compromissione della salute psico-fisica nei luoghi di lavoro. Questo contesto è alla base di un circolo vizioso che mina l’efficacia e l’efficienza del sistema sanitario nazionale.
  7. Le questioni inerenti le politiche sanitarie hanno una valenza giuridica oltre che medica e un respiro internazionale visto che l’OMS pone la tutela della salute a fondamento della pace e sicurezza nel mondo.
  8. Le donne che hanno bisogno di accedere alle cure spesso subiscono forme multiple e trasversali di discriminazione collegate ai cicli biologici femminili, come evidenziato dal Gruppo di Lavoro dell’Altro commissariato per i Diritti Umani, in particolare durante la gravidanza, il parto e il puerperio.

Finalità del Convegno del 6 aprile 2018 

L’iniziativa è volta a presentare il documento del Gruppo di Lavoro delle Esperte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani sul tema della discriminazione contro le donne in relazione alla salute e alla sicurezza.

In particolare Alessandra Battisti ed Elena Skoko hanno realizzato la traduzione in Italiano del Rapporto del Gruppo di Lavoro, che è stata pubblicata sul sito dell’Alto Commissariato, OHCHR (ONU).

L’attività di traduzione è stata effettuata previo consenso della coordinatrice del Gruppo di Lavoro e con la finalità di dare massima diffusione del rapporto nel territorio nazionale.

Alessandra Battisti, avvocato del Foro di Roma ed Elena Skoko, traduttrice e ricercatrice indipendente, svolgono da anni attività di advocacy sul diritto alla salute nel percorso nascita, promuovendo il rispetto delle raccomandazioni e degli standard internazionali di qualità e sicurezza delle cure nel rispetto dei diritti umani. Hanno già tradotto due Dichiarazioni dell’OMS entrambe pubblicate sul sito istituzionale dello stesso.

Il Gruppo di Lavoro sulle discriminazioni contro le donne nella legge e nella pratica

L’istituzione del Gruppo di Lavoro nel 2010 è stata una pietra miliare sul lungo percorso della parità tra uomini e donne. Il Gruppo di lavoro ha l’obiettivo di identificare, promuovere e scambiare punti di vista, in consultazione con gli Stati ed altri attori, sulle buone pratiche volte all’eliminazione di leggi discriminatorie nei confronti delle donne.
Il Gruppo di lavoro ha il compito di predisporre un compendio di buone pratiche e di favorire il dialogo sul tema ed è composto da cinque membri incaricati dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU.

Sintesi dei contenuti del Rapporto del Gruppo di Lavoro sulla Discriminazione contro le donne nella legge e nella pratica in riferimento alla salute e alla sicurezza

Il rapporto del Gruppo di Lavoro evidenzia come la strumentalizzazione dei corpi delle donne sia al centro della discriminazione contro le donne, ostacolando la realizzazione del più elevato livello di salute raggiungibile.

Il godimento non discriminatorio del diritto alla salute da parte delle donne deve essere autonomo, effettivo ed accessibile e lo Stato ha la responsabilità primaria di rispettare, proteggere e realizzare il diritto alla salute delle donne nella legge e nella pratica, anche quando i servizi sanitari sono erogati da privati.

L’eguaglianza sostanziale nel settore della salute e della sicurezza richiede un trattamento diversificato. Nel corso del loro ciclo vitale, dall’infanzia all’età avanzata, le donne presentano necessità di salute e vulnerabilità che sono distintamente diverse da quelle degli uomini. Le donne hanno funzioni biologiche specifiche, sono esposte a problemi di salute esclusivamente femminili, sono vittime di una violenza di genere pervasiva e, statisticamente, vivono più a lungo degli uomini con la conseguenza di un maggiore bisogno di usufruire dei servizi sanitari frequentemente e in età avanzata. Pertanto le donne e le ragazze fanno esperienza degli effetti negativi delle inadeguatezze dei servizi sanitari più intensamente degli uomini.

Le donne sono esposte ad un rischio sproporzionato di subire trattamenti degradanti e umilianti nelle strutture sanitarie, specialmente durante la gravidanza, il parto e nel puerperio.

La strumentalizzazione dei corpi delle donne consiste nell’assoggettamento delle funzioni biologiche naturali delle donne ad una agenda patriarcale politicizzata, volta a mantenere e perpetrare determinate idee della femminilità in opposizione alla mascolinità e al ruolo subordinato delle donne nella società.

Le raccomandazioni rivolte agli Stati

Il Gruppo di Lavoro formula in calce al documento una serie di raccomandazioni rivolte agli Stati Membri affinchè:

(a) applichino gli standard dei diritti umani e dei principi di uguaglianza, non discriminazione e empowerment delle donne come riferimento per tutti gli interventi che riguardano la salute e la sicurezza delle donne;

(b) siano guidati dal concetto del diritto delle donne all’uguaglianza, che richiede un trattamento differenziato nella salute, che implichi ma vada anche oltre la salute sessuale e riproduttiva, per definire misure di condotta e allocazione di risorse;

(c) prendano in considerazione l’impatto della sicurezza delle donne sulla loro salute fisica e mentale e proteggano le donne e le ragazze dalla violenza domestica, dalla violenza nel percorso da casa a scuola e viceversa, in altri spazi pubblici e nelle strutture sanitarie;

(d) adottino un approccio olistico verso la salute e la sicurezza delle donne considerando il loro completo ciclo vitale, dalla infanzia all’età avanzata, come fasi interconnesse con distinte caratteristiche e necessità.

In riferimento alla strumentalizzazione dei corpi delle donne il Gruppo di Lavoro raccomanda agli Stati che:

  1. Adottino delle misure per combattere ed eliminare, nella legislazione, nelle policy, nelle pratiche culturali e negli stereotipi sociali, tutte le forme di strumentalizzazione dei corpi delle donne e delle loro funzioni biologiche;
  2. Eliminino gli stereotipi di genere nocivi che possano condurre all’anoressia e alla bulimia e a procedure estetiche invasive;
  3. Impediscano l’esclusione dai luoghi pubblici durante le mestruazioni e l’allattamento e prevengano la discriminazione in relazione alla menopausa nel luogo di lavoro;
  4. Adottino e attuino misure forti ed efficaci per contrastare la mutilazione genitale femminile;
  5. Depenalizzino i comportamenti sessuali e riproduttivi attribuiti esclusivamente o principalmente alle donne, incluso l’adulterio, la prostituzione e l’interruzione della gravidanza.
  6. Contrastino gli stereotipi e rafforzino le ragazze a prendersi cura della propria salute e sicurezza sin dalla più giovane età, sia a scuola, sia a casa, ed informino e rafforzino le donne in relazione ai propri corpi in tutte le fasi della loro vita;
  7. Regolamentino le strutture adibite al parto per assicurare il rispetto dell’autonomia delle donne, della loro privacy e dignità umana, incluso il rispetto per le scelte delle donne in relazione al parto in casa, quando non sussistano specifiche controindicazioni mediche;
  8. Prevengano la strumentalizzazione delle donne nello svolgimento del parto ed assicurino che vengano irrogate sanzioni per la violenza ostetrica e ginecologica, inclusa l’esecuzione di tagli cesarei abusivi, il rifiuto di dare alle donne sollievo dal dolore durante il parto o durante l’interruzione chirurgica della gravidanza e la realizzazione di episiotomie non necessarie.

Convegno a Roma, 6 aprile: Discriminazioni contro le donne nella legge e nella pratica

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“Le discriminazioni contro le donne nella legge e nella pratica”
Con la partecipazione di
Federica Donati, Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU (UNHCHR)

6 aprile 2018, ore 10:50-13.30
presso l’Università degli Studi Roma TRE
Dipartimento di Scienze Politiche

Partecipazione gratuita
Visto i posti limitati è gradita l’iscrizione:
bastatacere.ovoitalia@gmail.com

L’iniziativa è volta a presentare il “Documento del Gruppo di Lavoro delle Esperte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani sul tema della discriminazione contro le donne in relazione alla salute e alla sicurezza.” Nel convegno verrà presentata la versione italiana del rapporto del Gruppo di Lavoro e interverrà, in qualità di relatrice, la dott.sa Federica Donati dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (UNHCHR).

Il rapporto del Gruppo di Lavoro evidenzia come la strumentalizzazione dei corpi delle donne sia al centro della discriminazione contro le donne, ostacolando la realizzazione del più elevato livello di salute raggiungibile. Il godimento non discriminatorio del diritto alla salute da parte delle donne deve essere autonomo, effettivo ed accessibile e lo Stato ha la responsabilità primaria di rispettare, proteggere e realizzare il diritto alla salute delle donne nella legge e nella pratica, anche quando i servizi sanitari siano erogati da privati. Le donne sono esposte ad un rischio sproporzionato di subire trattamenti degradanti e umilianti nelle strutture sanitarie, specialmente durante la gravidanza, il parto e nel puerperio. La strumentalizzazione dei corpi delle donne consiste nell’assoggettamento delle funzioni biologiche naturali delle donne ad una agenda patriarcale politicizzata, volta a mantenere e perpetrare determinate idee della femminilità in opposizione alla mascolinità e al ruolo subordinato delle donne nella società.

La traduzione in italiano del Rapporto del Gruppo di Lavoro, pubblicata sul sito dell’Alto Commissariato – UNHCHR, è stata realizzata da Alessandra Battisti ed Elena Skoko. Si tratta al momento dell’unico documento in italiano presente nel sito di UNHCHR. L’attività di traduzione è stata effettuata previo consenso della coordinatrice del Gruppo di Lavoro e con la finalità di dare massima diffusione del rapporto nel territorio nazionale.

Alessandra Battisti, avvocato del Foro di Roma ed Elena Skoko, traduttrice e ricercatrice indipendente, promotrici dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica, svolgono da anni attività di advocacy sul diritto alla salute nel percorso nascita, promuovendo il rispetto delle raccomandazioni e degli standard internazionali di qualità e sicurezza delle cure nel rispetto dei diritti umani. Hanno già tradotto due dichiarazioni dell’OMS, entrambe pubblicate sul sito istituzionale dello stesso.

Il convegno è stato promosso ed organizzato dal prof. Salvatore Bonfiglio, dall’avv. Alessandra Battisti e dalla dott.sa Elena Skoko, rispettivamente Direttore e membri dell’Unità di Ricerca sulla Maternità e Nascita (DUMN), presso il Laboratorio Multimediale di Comparazione Giuridica, Dipartimento di Scienze Politiche, Università degli Studi “Roma TRE”.

Nuovo questionario internazionale: Babies Born Better Survey

Vi invitiamo a compilare il nuovo questionario internazionale Babies Born Better Survey dove potrete descrivere la vostra esperienza di parto negli ultimi 5 anni. 

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Per compilare il questionario in italiano, clicca qui:

https://www.surveymonkey.co.uk/r/ST93TWB

Per compilare il questionario in altre lingue, clicca qui:
Hai avuto un bambino negli ultimi cinque anni?
Ci piacerebbe conoscere la tua esperienza!

Stiamo conducendo questo studio per conoscere le esperienze di travaglio e di parto delle donne in alcuni paesi del mondo. Le tue risposte ci aiuteranno a confrontare ciò che le donne pensano in relazione all’assistenza al parto nei differenti paesi. Il nostro auspicio è di utilizzare i risultati del sondaggio per individuare cosa, secondo le donne, funziona meglio e per utilizzare tali informazioni per migliorare l’assistenza in futuro.Siamo un gruppo di ricercatori nell’ambito sanitario che lavorano ad un grande progetto di ricerca chiamato Babies Born Better Survey-BBB3 (www.babiesbornbetter.org). Il sondaggio è stato avviato come parte di un progetto finanziato dall’Unione Europea e ora viene ora gestito dalla University of Central Lancashire (UCLan) nel Regno Unito e dalla Hannover Medical School in Germania.Se desideri partecipare, ti chiediamo di compilare il presente questionario on line. Ti verranno rivolte non più di 28 domande e il tempo richiesto per rispondere è di circa 15-20 minuti.

Ti chiediamo cortesemente di leggere le domande e di rispondere in maniera più veritiera possibile. Vorremmo sapere dell’assistenza ricevuta per il tuo figlio o tua figlia più piccolo/a (quello/a nato/a per ultimo/a).

La privacy e la riservatezza sono fondamentali. Tutte le informazioni che inserirai nel questionario saranno rese anonime (cosicché il tuo nome non potrà mai essere associato alle risposte) e saranno conservate in sicurezza presso la University of Central Lancashire (UCLan),  nel Regno Unito. Le tue risposte verranno utilizzate solamente per la ricerca e/o  per lo sviluppo di servizi di assistenza alla maternità. Puoi interrompere il questionario in ogni momento chiudendo la finestra del browser. Ad ogni modo, poichè non possiamo collegare le risposte al tuo nome, non sarà possible rimuovere le risposte un volta terminato il questionario nella pagina finale. Completando il questionario, acconsenti all’utilizzo delle risposte.

I risultati del presente sondaggio verranno pubblicati on-line e li aggiorneremo regolarmente. Ti invitiamo a visitare il nostro sito web per vedere i risultati già pubblicati (www.babiesbornbetter.org). Ogni risposta è importante, grazie del tempo dedicato a rispondere alle domande del nostro questionario!

Per qualsiasi richiesta inerente il presente questionario ci contatti pure direttamente (admin@babiesbornbetter.org)

Per qualsiasi chiarimento circa lo svolgimento della ricerca o in relazione alle persone coinvolte nello studio si prega di scrivere al Comitato Etico della UCLan University al seguente indirizzo: OfficerForEthics@uclan.ac.uk.

 

L’OMS contro gli abusi in sala parto: le nuove linee guida intrapartum puntano sull’esperienza positiva della nascita

Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia)

Comunicato stampa
26 febbraio 2018

A pochi giorni dall’uscita delle nuove raccomandazioni dell’OMS sull’”Assistenza intrapartum per un’esperienza positiva della nascita”, l’interesse dei media e delle istituzioni si è acceso in merito alla situazione attuale in Italia – un paese con il tasso di tagli cesarei tra i più alti al mondo. Un indicatore del fatto che qualcosa sta funzionando male nel sistema sanitario nazionale e che andrebbero prese misure urgenti e innovative per invertire la rotta. Il coinvolgimento delle donne e madri nelle politiche sanitarie che le riguardano è necessario.

L’assistenza alla nascita deve essere prima di tutto rispettosa. Urgente il coinvolgimento delle utenti.

Le nuove linee guida dell’OMS per l’assistenza alla nascita sottolineano che il parto deve essere un’esperienza positiva per la donna. Ossia, non basta che la donna e il nascituro ne escano vivi, possibilmente senza danni, ma è importante che abbiano un’esperienza del parto gratificante, priva di abusi e maltrattamenti. Questa è l’assoluta novità di questo documento.

Il documento non parla in nessuna delle sue parti del “diritto all’epidurale”, come è stato promosso nei media, ma ne raccomanda l’uso se la donna lo desidera, nonostante la complessità degli esiti correlati all’utilizzo di questa procedura medica, tutti elencati nel documento. L’OMS inoltre suggerisce, per la gestione delle doglie, le tecniche di rilassamento come il rilassamento muscolare, respirazione, musica, mindfulness e altre tecniche, per le donne che richiedono sollievo dal dolore. 

Ricordiamo che il rispetto delle linee guida rientrano nella normativa italiana, in particolare con l’attuazione della Legge 24/17, la cosiddetta Gelli-Bianco “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Pertanto, si tratta di un documento rilevante nei contenziosi legali.

La prima raccomandazione è di fornire un “assistenza alla maternità basata sul rispetto” (respecful maternity care) e incentrata sulla tutela dei diritti umani delle partorienti e dei nascituri. “Si raccomanda l’assistenza alla maternità rispettosa – intesa come cura organizzata per e fornita a tutte le donne nella maniera tale da mantenere la loro dignità, privacy e riservatezza, ed assicurarsi che non subiscano lesioni e maltrattamenti, che consenta la scelta informata e il sostegno continuo durante il travaglio e la nascita.”

Come spiega l’OMS, fornire un’assistenza alla maternità rispettosa, basata sui diritti umani, riduce la morbilità e mortalità materne. È una questione di vita o di morte, di sicurezza e riduzione del rischio. Nel documento viene specificato che “data la complessità dei fattori di maltrattamento durante il parto nelle strutture ospedaliere, ridurre gli abusi e migliorare l’esperienza delle donne in merito all’assistenza richiede interventi a livello relazionale tra la donna e il personale che la assiste, insieme agli interventi a livello della singola struttura e del sistema sanitario.” 

Le linee guida dicono che è essenziale una “comunicazione efficace e il coinvolgimento tra i fornitori di assistenza, gli amministratori dei servizi sanitari, le donne, le rappresentanti dei gruppi di donne e le rappresentanti del movimento per i diritti delle donne per assicurare un’assistenza che risponda ai bisogni delle donne e alle loro preferenze in tutti i contesti e in tutti i luoghi.”

Ed è proprio questo l’intento promosso dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia) che da qualche anno cerca di stabilire un dialogo tra le madri, le istituzioni e i rappresentanti delle professioni che gravitano intorno alla nascita, sottolineando l’urgenza di affrontare quello che le donne e la legislazione internazionale hanno definito “violenza ostetrica”, riferendosi alle esperienze di abusi e maltrattamenti vissuti durante la nascita nelle strutture ospedaliere. “Non possiamo prescindere dal coinvolgimento delle donne e utenti per risolvere il problema delle inappropriatezze nell’assistenza. Si tratta di un modello innovativo di gestione del sistema sanitario, promosso sia dall’OMS sia da altri sistemi sanitari virtuosi, in cui la partecipazione degli utenti alle politiche sanitarie viene vista come una risorsa, non come un ostacolo”, dichiara Alessandra Battisti, avvocato per i diritti delle donne nel parto e co-fondatrice di OVOItalia.

L’indagine Doxa-OVOItalia ha dato un quadro della situazione nazionale, in cui è emerso che una donna su tre non si è sentita coinvolta nelle decisioni, il 41% si è sentita lesa nella propria dignità e integrità in merito alle pratiche vissute durante il travaglio e il parto e il 6% non ha voluto avere più altri figli a causa dell’assistenza traumatica subita al primo parto, un dato che si traduce in 20.000 nascite in meno ogni anno. Il 21% delle intervistate si sono dichiarate consapevoli di aver subito la violenza.

Alla luce di questi dati, quale posizione occuperebbe l’Italia se l’indicatore di riferimento fosse l’esperienza positiva del parto? È bene evidenziare che l’OMS già dalla precedente linea guida sull’”Assistenza prenatale per un’esperienza positiva della gravidanza” poneva in risalto questo nuovo approccio.

Nuovo approccio per contrastare l’abuso di cesarei: dopo decenni di soluzioni inefficaci ora è necessaria l’innovazione sociale

Una cosa è certa, l’Italia ha già da decenni un primato negativo. Benché il tasso dei cesarei abbia subito un lieve calo negli ultimi anni, e dal 38% nel 2008 è sceso a 35% nel 2014 (gli ultimi dati ministeriali disponibili), siamo ben lontani dall’11% del 1980 – la data che segna l’impennata del fenomeno dell’”epidemia dei cesarei” in Italia.

Di recente è stato pubblicato il report del Programma Nazionale Esiti – Edizione 2017, curato dall’Agenas, dal quale emerge che “la progressiva diminuzione della proporzione di parti cesarei primari [effettuati su una donna per la prima volta, nda], dal 29% del 2010 al 24,5% del 2016, ancora insufficiente rispetto allo standard internazionali, costituisce un contenimento importante: la propensione al parto chirurgico rappresenta infatti un comportamento difficile da cambiare, dove la dimensione opportunistica del fenomeno si affianca a una dimensione culturale di sottovalutazione diffusa, sia tra i professionisti sia nella popolazione femminile, dei minori rischi e dei maggiori benefici del parto naturale sia per la donna sia per il bambino.” L’Agenas sottolinea che nell’ultimo anno “si stima che siano 13.500 le donne alle quali è stato risparmiato un parto chirurgico, ma si conferma il dato di una forte eterogeneità interregionale e intra-regionale, a sottolineare come l’intervento sui processi culturali, clinici e organizzativi debba essere portato avanti, anche se ci sono chiari segnali di contrasto all’erogazione di prestazioni inefficaci o chiaramente dannose.” Una delle soluzioni proposte è la promozione del parto vaginale dopo il cesareo (VBAC), un’opportunità ancora troppo poco offerta alle donne.

Come hanno reagito le istituzioni a questi dati?

La Regione Campania, che detiene il primato dei cesarei con il 59,5%, punta su metodi tradizionali. In un’intervista a Skytg24, il Consigliere Sanità Regione Campania, Enrico Coscioni, propone ancora soluzioni di natura economica e dichiara che “per arginare il fenomeno, la Regione Campania ha messo in campo nuove linee guida che prevedono la diminuzione dei rimborsi economici alle strutture convenzionate che abusano del cesareo senza reali motivazioni”. Nell’ottica del rinnovamento del sistema sanitario, in linea con l’OMS, queste iniziative rischiano di non essere efficaci e di dirottare i cesarei – che magari sarebbero necessari e appropriati – verso parti vaginali operativi, disastrosi per le donne e i neonati.

La Regione Puglia, con il 43% di cesarei, ha istituito una Task force punti nascita per la riduzione del taglio cesareo, che vede impegnato in prima persona il dott. Giovanni Gorgoni, Commissario Straordinario dell’Agenzia Regionale Sanitaria della Puglia. In una recente intervista alla rete regionale Telenorba, il dott. Gorgoni ha dichiarato che il contrasto ai cesarei si concentrerà innanzitutto sugli audit con il personale sanitario all’interno delle strutture e poi sulla valorizzazione della figura dell’ostetrica, la professionista sanitaria della fisiologia del parto.

Schermata 2018-02-28 alle 09.50.56.pngVideo della trasmissione “Il Graffio”, andata in onda su Telenorba, il 23 febbraio 2018. Hanno partecipato Rosaria Santoro, ostetrica libera professionista, Giovanni Gorgoni, Commissario Straordinario dell’Agenzia Regionale Sanitaria della Puglia, dr. Ettore Ciccinelli, direttore del Policlinico di Bari e Elena Skoko come rappresentante di OVOItalia, #Bastatacere: le madri hanno voce. 

Schermata 2018-02-25 alle 22.13.40Questa posizione è in piena conformità con le nuove raccomandazioni intrapartum dell’OMS per un’esperienza positiva del parto, che raccomanda “i modelli di assistenza alla maternità basati sulla continuità di cura da parte delle ostetriche, in cui un’ostetrica conosciuta dalla donna, o un gruppo di ostetriche conosciuto, sostiene la donna durante la gravidanza, nel parto e nel puerperio”.

Secondo il dott. Gorgoni l’alto tasso dei cesarei non è la conseguenza di opportunismo economico quanto di una cattiva gestione. La Regione Puglia, dichiara il Commissario Straordinario, fornisce un rimborso agli ospedali di 3.200 Euro per i parti naturali e 4.100 per i parti cesarei. Preoccupati per gli sprechi, oltre che per la salute, gli amministratori sanitari pugliesi intendono puntare sulla riduzione dei costi della sanità e calcolano che, se si arrivasse alla media nazionale del 35% di cesarei, la Regione risparmierebbe 3 milioni di Euro, mentre se si arrivasse al tasso auspicato dal Ministero della Salute, il 24%, il risparmio sarebbe di ben 5-6 milioni di Euro, che potrebbero essere investiti per altri servizi più urgenti.

Il Lazio è al quarto posto nella classifica nazionale (dopo la Campania, la Puglia e la Sicilia), con un tasso di cesarei del 39%, ben al di sopra del 10-15% auspicato dall’OMS e di 4 punti al di sopra della media nazionale. Secondo il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, i dati sui parti primari sono in diminuzione. Tuttavia, siamo ancora a livelli insoddisfacenti, e poco è stato fatto per affrontare l’aspetto di “umanizzazione delle cure” che auspicherebbe di andare nella direzione del coinvolgimento delle utenti nelle decisioni che le riguardano, sia al livello individuale sia al livello di politiche sanitarie. Nell’ottica di migliorare gli esiti di salute e di ridurre gli sprechi in sanità è necessario puntare sull’esperienza positiva delle utenti, madri e cittadine nel momento così cruciale della loro vita e della vita dell’intera famiglia.

A quando la “Task force per la buona nascita” del Lazio? “Un’iniziativa partecipata, che includa le cittadine e utenti, sarebbe all’avanguardia e magari porterebbe risultati migliori rispetto a decenni di politiche inefficaci calate dall’alto”, afferma Alessandra Battisti, candidata con la Lista Civica Zingaretti Presidente alle prossime elezioni regionali del Lazio che si terranno il 4 marzo.

Un “nuovo umanesimo” nella sanità è alle porte?

“Bisogna risanare questo deficit dell’umanizzazione delle cure – tuona Carlo Picozza, giornalista d’inchiesta e capolista della Lista Civica Zingaretti Presidente  – E’ necessario rimettere insieme i cocci di un patto che si è spezzato tra operatori della sanità e pazienti. La dignità è la prima medicina, è una consapevolezza nuova e questo va fatto soprattutto quando al centro è la donna che deve partorire. Nel Lazio è in corso un baby sboom, la nascita trova delle barriere che vanno abbassate. A conti rimessi a posto, ci sono le condizioni per farlo, ma devono essere impegnate le dirette interessate”.

Nel 2015, l’OMS sottolineava che “è necessario fornire il taglio cesareo alle donne che ne hanno effettivamente bisogno piuttosto che concentrarsi sul raggiungimento di una determinata percentuale”. Tuttavia, le istituzioni continuano ad affrontare il fenomeno dal punto di vista statistico e con metodi punitivi, tralasciando completamente l’aspetto umano sia di operatori sia di utenti, e soprattutto senza tenere conto delle esperienze di donne e bambini che vivono tutte queste politiche sulla propria pelle. Nel 2014 l’OMS aveva lanciato una dichiarazione per la “Prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto nel parto presso le strutture ospedaliere”, invitando i governi e le istituzioni a coinvolgere le donne e utenti nell’affrontare questo triste fenomeno.

“Secondo i nostri dati e le testimonianze che abbiamo raccolto in questi anni, le donne vivono come abusi le pratiche assistenziali in cui NON sono state coinvolte, che vengono fatte a tradimento, che non erano necessarie e sulle quali non hanno ricevuto nessuna informazione. Il taglio cesareo non è vissuto come violenza se è stato fatto nell’interesse sincero della donna e del nascituro, se la donna è stata attivamente coinvolta nella decisioni e se lei e il suo bambino o bambina sono stati accuditi con rispetto, competenza e amore”, sottolinea Elena Skoko, la fondatrice dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia e promotrice della campagna social #bastatacere: le madri hanno voce che, nell’aprile del 2016, ha raccolto migliaia di storie traumatiche di parto in soli 15 giorni.