Salerno: tesi sulla violenza ostetrica e l’impatto di #bastatacere

Il tema principale affrontato nella tesi è la violenza ostetrica, idea nata dopo aver assistito in prima persona durante l’attività di tirocinio a scene in cui le donne non sempre vengono rispettate e dopo aver ascoltato alcuni racconti dei loro parti precedenti.

Nella prima parte della tesi viene illustrato quali sono, secondo le raccomandazioni dell’OMS, le procedure da effettuare ed evitare durante l’assistenza al travaglio, al parto e al neonato dopo la nascita. Viene esaltata la figura dell’ostetrica, in quanto essa è la professionista che si occupa, dall’inizio alla fine, dell’assistenza alla partoriente e al neonato sano, e le è affidato, inoltre, il compito di promuovere l’allattamento al seno e il contatto precoce tra madre, padre e neonato.

Nella seconda parte della tesi, invece, viene descritto il fenomeno della violenza ostetrica. Un fenomeno nuovo, ancora sconosciuto molte volte, che ci permette di capire perché è importante salvaguardare la fisiologia della nascita e quanto un trauma al momento del parto può essere ricordato dalla donna per sempre.

Nella terza parte, invece, vi è una descrizione dei dati raccolti dall’Osservatorio Violenza Ostetrica e la nascita della mia ricerca avendoli come punto di riferimento.

Nella mia ricerca, condotta nell’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno, sono state intervistate puerpere che hanno avuto un parto vaginale, le ostetriche e le studentesse ostetriche. Alle puerpere è stato chiesto, mediante la compilazione di un questionario, di raccontare l’esperienza del parto attuale o passato e se in una di queste due hanno subito un’assistenza irrispettosa. Sono andata a valutare, qualora avessero subito delle procedure “medicalizzate”, se nel complesso riferiscono un’esperienza di parto positiva o negativa e se tali procedure possono essere considerate lesive della propria dignità.

Alle ostetriche e alle studentesse ostetriche invece, sempre mediante la somministrazione di questionari, è stata chiesta qual’è la conoscenza del fenomeno della violenza ostetrica; quali sono, secondo loro, le pratiche che possono essere considerate irrispettose e se durante il loro lavoro/tirocinio hanno assistito a comportamenti irrispettosi nei confronti delle donne.

Il campione analizzato in questa ricerca comprende 24 Ostetriche (4 hanno rifiutato di partecipare), 70 studentesse ostetriche e 85 donne.

Per comprendere al meglio ogni singolo fattore studiato ho deciso di effettuare una valutazione generale, e cioè mettere insieme i dati dei tre campioni studiati, non analizzandoli come singoli.

Trengafoto1.jpgHo evidenziato che, valutando le risposte alla domanda “Ha mai conosciuto donne che hanno vissuto un’esperienza di parto negativa?”, rivolta alle ostetriche/studentesse, il 93,62 % di esse ha risposto “Si”. Questo dato è interessante, perché andando poi a valutare le risposte delle donne ho cercato di capire, quante di esse dichiarino davvero di aver vissuto un’esperienza negativa.

Da questo dato ho poi analizzato la conoscenza del fenomeno violenza ostetrica. L’83,33% delle ostetriche dichiara di conoscere tale fenomeno, l’87,14% delle studentesse anche. Da questo possiamo evincere che il fenomeno della violenza ostetrica è ben conosciuto all’interno di questi due campioni.

 

Successivamente ho analizzato il grado di conoscenza della campagna mediatica “#Bastatacere“, dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica e della dichiarazione dell’OMS del 2014 relativa alla “prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere”.

Il 62,77% dichiara di conoscere la campagna mediatica “#bastatacere”, il 41,49% è a conoscenza dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica e il 30,85% di esse non conosce la dichiarazione dell’OMS del 2014, la restante parte dichiara di conoscerla (24,47%) o di conoscerla vagamente (42,55%).

 

Da questi dati possiamo evincere che c’è una buona conoscenza sia del fenomeno sia di questa campagna mediatica, nata al fine di ridurre l’incidenza di tale fenomeno.

Per rendere possibile la valutazione della frequenza di tale fenomeno all’interno dell’Ospedale San Giovanni Di Dio e Ruggi D’aragona, è stato richiesto alle ostetriche e alle studentesse se avessero personalmente assistito, durante la carriera universitaria/lavorativa, ad atti riconducibili a violenza ostetrica.

E’ stato rilevato che il 50% delle ostetriche riferisce di assistere raramente ad atti riconducibili a violenza ostetrica e l’8%, invece, dichiara di non aver mai assistito a questo tipo di atti. Contrariamente il restante 42% dichiara di assistere a fenomeni di violenza ostetrica: il 13% di esse quasi tutti i giorni, il 21% in media una volta a settimana e l’8% in media una volta al mese.

 

Andando poi a valutare le risposte delle studentesse ostetriche è evidente come i risultati si discostano molto da quelli delle ostetriche. Esse dichiarano di assistere ad atti riconducibili a violenza ostetrica nel 68,57% dei casi (il 17,14% quasi tutti i giorni, 34,29% una volta a settimana e il 17,14% una volta al mese), solo il 24,29% dichiara di assistere raramente e solo il 5,71% mai.

Da questi dati si evince che le studentesse, attraverso il percorso di studi universitario, sono maggiormente consapevoli dei comportamenti riconducibili a pratiche ben lontane dalle best practice dell’assistenza e che quindi possono essere identificati come episodi di violenza ostetrica.

Questa discrepanza può essere anche riconducibile al mancato aggiornamento professionale che dovrebbe essere effettuato continuamente dalle ostetriche stesse come si evince anche dal comma 4 del decreto ministeriale 740 del 94’: “L’ostetrica/o contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all’aggiornamento relativo al proprio profilo professionale e alla ricerca.[1]

 

Dai dati emerge la consapevolezza del fatto che la violenza ostetrica viene esercitata sia da professionisti medici che sanitari coinvolti nella nascita.

Trengafoto12Oltre a questo è stato chiesto alle ostetriche e alle studentesse di contrassegnare le esperienze che risultano, secondo il loro parere, riconducibili al fenomeno violenza ostetrica. I risultati sono conformi al significato attribuito al suddetto termine.

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Successivamente ho eseguito la valutazione per comprendere se le pratiche sconsigliate dall’OMS siano considerate tali anche dalle ostetriche e capire, grazie alle testimonianze delle donne, se queste pratiche vengono comunque eseguite e con quale frequenza. Dai risultati si evince che, nonostante il riconoscimento da parte delle ostetriche nel considerare alcune pratiche da sconsigliare, le donne hanno testimoniato di aver subito la maggior parte di esse, alcune addirittura con percentuali elevate. Un esempio lampante è dato dal 46% di donne che hanno subito la pratica dell’episiotomia e dal 33% che ha subito la manovra di Kristeller, entrambe pratiche altamente sconsigliate.

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Nonostante questo, le donne intervistate non considerano lesive per la propria dignità tali pratiche che però, per la loro frequenza, potrebbero essere attribuibili ad una eccessiva medicalizzazione.

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Un altro fattore che emerge dalla mia analisi è il non rispetto del primo contatto tra madre e neonato; le donne riferiscono di aver potuto effettuare il contatto pelle-pelle solo per 5 minuti (in media) e di aver raggiunto il nido dopo 9 ore (in media). La problematica alla base è la distanza logistica presente tra il reparto di ostetricia e il nido che reca maggiore difficoltà alle donne nel raggiungimento dei propri bambini.

Questo ci fa capire la scarsa promozione all’allattamento presente all’interno di questo ospedale infatti, il consiglio prevalente da parte delle donne, riguarda la necessità dell’introduzione del rooming-in.

Dai dati si può, inoltre, concludere che la maggior parte delle donne non considera né irrispettose né lesive alcune pratiche che l’OMS non raccomanda, anzi consiglia di evitare. Questo può essere dovuto alla scarsa informazione da parte delle donne sulle pratiche legate all’assistenza alla nascita, soprattutto per le donne che non hanno effettuato un corso di accompagnamento alla nascita. Il più delle volte queste pratiche sono vissute come un “aiuto”.

In conclusione, gli sforzi verso una maggiore umanizzazione dell’evento nascita, il rispetto dei tempi fisiologici e dei bisogni della donna, dall’inizio della gravidanza al parto, sono più che attuali. Inoltre, un continuo aggiornamento sulle evidenze scientifiche e le migliori pratiche da parte degli operatori è oltremodo necessario, incluso il rapporto con le partorienti che non può prescindere dal rispetto dei loro diritti fondamentali.  Il modello di assistenza basato sull’ostetrica (midwifery model of care) e l’approccio personalizzato e continuativo (one-to-one), proposti dall’OMS, avendo migliori esiti di salute e sicurezza per la madre e il bambino, dovrebbero essere promossi dal Servizio sanitario nazionale e regionale, in collaborazione con la Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche. I corsi di accompagnamento alla nascita condotti da ostetriche, nell’ambito dei servizi consultoriali, hanno dimostrato di essere il metodo più efficace nella preparazione delle donne al parto, con migliori esiti di salute e consapevolezza. Una proposta aggiuntiva potrebbe essere l’ambulatorio della gravidanza fisiologica oppure un punto di informazione on line gestito da ostetriche, in modo da offrire alle donne la possibilità di accedere più facilmente e più velocemente alle informazioni necessarie, avendo come punto di riferimento una professionista pronta a rispondere alle sue richieste.

MariellaTrengaIn quanto nuova ostetrica, che inizia ad affacciarsi al mondo della nascita sento l’urgenza di affrontare la mia professione con maggiore scienza e coscienza, considerando il proprio lavoro come una vera missione da portare a termine quotidianamente, riponendo PIU’ AMORE E PASSIONE ALL’INTERNO DELLA PROPRIA ASSISTENZA.

Riassunto della tesi di Mariella Trenga, presso l’Università degli Studi di Salerno, 2017. Relatrice dott.ssa Rosa Rita Oro. 

(c) Mariella Trenga. Tutti di diritti sul testo, sulle infografiche e sulle foto sono riservati e sono da considerarsi proprietà dell’autrice. 

 

 

#Bastatacere è stata un’esperienza potente e travolgente

Era il 4 aprile di un anno fa.

12909445_264411297227379_585488977205400760_oTra le varie notifiche di Facebook una attira la mia attenzione: riguarda una nuova pagina, si chiama Basta tacere: le madri hanno voce ed è un’iniziativa che intende far conoscere il fenomeno della violenza ostetrica attraverso un mezzo immediato ed efficace, ovvero le esperienze delle madri raccontate sinteticamente in prima persona dalle protagoniste attraverso foto-cartelli.

Leggo che per le associazioni sensibili alla tematica c’è la possibilità di aderire e, senza esitare, mi confronto con le altre madri di Rinascere al Naturale Onlus e del Comitato per la Buona Nascita. Il parere è unanime, così come l’entusiasmo e la volontà di fare la nostra parte.

Così da subito siamo entrate nella famiglia delle madri attiviste che hanno curato l’iniziativa. Ricordo che, già nelle prime ore, era impressionante vedere quanto rapidamente aumentava il numero dei like alla pagina, e con esso cresceva la nostra emozione, il nostro entusiasmo.

12809705_264412523893923_500122196965867031_nInsieme ai like aumentava vertiginosamente il numero di messaggi privati con foto-cartelli da pubblicare. Tantissimi per tutto il giorno, uno per ogni manciata di secondi. Ma molti anche di notte. Storie evidentemente a lungo represse che ora finalmente trovavano una via di sfogo: il vaso di Pandora era stato scoperchiato!

12967430_264906437177865_7000965569865574935_oE ben presto, come per ogni fenomeno che irrompe prepotente e rompe gli equilibri, sono arrivate le critiche, le opposizioni, persino le offese da parte di chi a tutti i costi voleva dire che no, non ci credeva a tanta violenza, che il tale cartello era evidentemente opera di una squilibrata e le parole leggibili in tal’altra foto erano frutto di fanatismo, che di stupro proprio non si poteva parlare e che le autrici esageravano. Messaggi da moderare, da contenere, con una calma ed un equilibrio a volte difficili da trovare, perché le ferite di quelle donne che, in alcuni casi, venivano mostrate allora per la prima volta sanguinavano ancora, ed esposte ai commenti implacabili dei lettori sanguinavano due volte. Qualcuna non ce l’ha fatta, non era pronta, ed all’arrivo dei primi duri commenti ci ha chiesto di eliminare il suo foto-cartello.

Ma tanti, tantissimi, sono ancora lì, e tra essi anche qualcuno mio, delle mie socie, delle donne incontrate ed ascoltate in questi anni di volontariato ed attivismo. Tutti insieme, con quelli di centinaia di sconosciute, a testimoniare un fenomeno che non si può più ignorare. E sarebbero stati anche di più se la campagna non fosse durata solo quindici giorni, perché di messaggi privati con i foto-cartelli ne sono arrivati ancora tanti dopo il 19 aprile 2016.

12968186_266243983710777_5687610419553132899_oQuei cartelli, scritti da madri, da padri, ma anche da ostetriche, sono lì a ritrarre una realtà a lungo taciuta e negata, a dare finalmente voce e dignità ad un dolore represso. Sono lì a dire che attendiamo che chi ne ha le competenze apra gli occhi e trovi i mezzi per restituire finalmente il rispetto dei propri diritti e la bellezza del parto alle donne, alle madri, alle ostetriche ed agli operatori che credono nell’importanza di un’assistenza ostetrica rispettosa.

#Bastatacere è stata un’esperienza potente e travolgente. Per noi, uno sparuto gruppo di madri attiviste che ha avuto l’onere e l’onore di accogliere le storie delle madri italiane, ad un anno di distanza rimangono vive le emozioni di quelle due settimane intense. Da parte mia grande è la gratitudine per chi ha ideato e permesso questo miracolo di sorellanza, e ancor più grande quella per tutte le donne che hanno smesso di tacere.

Denise Montinaro

Basta tacere: un anno dopo…

LOGO NANAYOrmai da tempo noi ragazze fondatrici dell’associazione Nanay eravamo impegnate ad ascoltare le storie delle donne. I cerchi di condivisione avevano aperto la possibilità di creare uno spazio sacro, speciale in cui rifugiarsi e raccontare. Ci raccontavamo storie: storie di vita delle nostre gravidanze, dei nostri parti e di tutto quanto ruota attorno a questo mondo.

Si, perché la gravidanza non è un evento privato che pertiene alle madri, ma un mondo molto più ampio a livello sociale e che interessa molti, su vari livelli. Ma questa è un’altra storia… o forse no, visto che ci siamo rese conto che era necessario aprire questo spazio di libertà a molte più donne.

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Così, spinte dall’idea di Elena Skoko abbiamo deciso con lei di lanciare questa campagna e tentare pubblicamente di dar voce alle madri. Così ci siamo fotografate denunciando anche ciò che noi in prima persona avevamo vissuto e abbiamo chiesto alle donne e alle amiche più vicine se volevano farlo anche loro. E come se tutto fosse stato già lì, pronto per manifestarsi, le donne hanno iniziato a parlare.

È stata come un’onda che ci ha travolte, senza che noi ne avessimo realmente coscienza. In poche ore hanno iniziato ad inviarci messaggi con foto centinaia di donne con le loro storie e i loro mondi. Tutto è semplicemente accaduto, noi continuavamo a postare le immagini di donne che attraverso i loro cartelli denunciavano le violenze, gli abusi e quanto di più assurdo la mente umana possa concepire.

Noi da sole davanti ai nostri computer continuavamo a rispondere ai 100, 1000, 70.000 messaggi che le donne ci inviavano per raccontare finalmente a qualcuno cosa era realmente accaduto loro. Noi tutte come sotto un incantesimo, siamo state capaci di coordinarci senza dire nulla ma solo sintonizzandoci sul dolore di tutte.

È stata una settimana folle, in cui non riuscivo a dormire e mangiare per non togliere il tempo alla possibilità di rispondere e postare… era diventata la mia missione!20160413_172207

Ma realmente, non riuscivo a dormire e mangiare perché ero provata da quello che ascoltavo, il mio corpo era irrigidito su una sedia e avevo poca forza per fare qualunque altra cosa che non fosse rispondere e tentare di essere lì, presente, con tutta me stessa.

Inoltre ci dovevamo destreggiare anche con personaggi assurdi, che continuavano a fare scempio con commenti offensivi e posizioni ridicole. 

Non comprendo ancora bene cosa sia accaduto su un piano emotivo, so solo che alla fine della campagna tutto ciò che volevo era piangere, cantare e ballare…  l’ho fatto!

Grazie a tutte le donne che hanno creato questa onda meravigliosa, che nel dolore sono riuscite a tessere un altro piccolo lembo della storia che ci vuole protagoniste delle nostre vite.

Grazie a tutte,

con amore

Nadia, co-fondatrice dell’associazione Nanay

 

Buon Anniversario, #bastatacere

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Oggi celebriamo un anno dalla campagna “#bastatacere: le madri hanno voce”.

È iniziata a mezzanotte del 4 aprile 2016 ed è finita il 19 aprile alle 23.59. Quindici giorni di storie sulla violenza ostetrica, raccontate, lette, accolte e condivise con tutti dal vivo, ventiquattr’ore su ventiquattro. Migliaia di donne hanno deciso di non tacere più e hanno raccontato di abusi e mancanze di rispetto che hanno vissuto negli ospedali italiani durante il loro parto e la nascita dei loro figli.

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La campagna ha suscitato l’interesse della stampa che ha prodotto oltre 70 articoli sul tema. La notizia è stata coperta soprattutto da madri giornaliste. La stampa ufficiale, come le radio e le TV hanno taciuto. Il tam-tam delle madri che raccontavano le loro esperienze è stato tale che anche i tassisti di Roma ne erano a conoscenza. È noto che i tassisti sanno di tutte le cose importanti che succedono in giro, specialmente nella Capitale, dove per arrivare alle sedi del Governo, l’unico mezzo è, appunto, un taxi. Chi doveva sentire ha sentito, chi doveva rispondere ha taciuto. 

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“Ore 00.00 del 4 aprile 2016 cominciava un impresa, dolorosa, faticosa, insonne, fatta di ascolto, sorellanza, comprensione, empatia, amore, dove abbiamo chiesto alle madri di smettere di tacere, e ci doveva essere qualcuno disposto a accogliere chi a smesso di tacere, io c’ero e ho ascoltato, ancora mi fanno male le orecchie!”
Michela Cericco, presidente dell’ass. Goccia Magica. 

Sono state dieci le associazioni di madri che hanno promosso e gestito la campagna per tutta la durata ed oltre. Sono associazioni di cittadine, genitori e utenti del sistema sanitario nazionale che si occupano da anni del tema della buona nascita e delle inappropriatezze all’interno dell’assistenza alla maternità. Sono queste ed altre le associazioni nazionali che accolgono le madri con vissuti traumatici legati alla nascita e, tramite la condivisione di storie e informazioni, le aiutano a rimettersi in piedi e continuare a vivere e occuparsi dei loro figli e della loro famiglia. Perché le madri non hanno scelta. Alcune non ce la fanno. Il suicidio è una delle prime cause indirette di morte post-parto. La maggior parte si riprende da sola. E questo è il fenomeno più eccezionale che merita attenzione e onore. Come fanno le madri a superare non solo un evento così esigente e arduo come il parto in sé, ma in più un’assistenza che lascia danni fisici e psicologici a vita?

La questione non è quante sono state maltrattate, ma quante pur essendo state maltrattate hanno continuato a fare una vita “normale”. Durante la campagna mediatica #bastatacere migliaia hanno parlato, ma sono molte di più quelle che tengono ancora per sé il vissuto brutto per non “rovinare” il ricordo di un evento così bello come la nascita di una figlia o un figlio. 

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Alla fine della campagna abbiamo lanciato l’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia.

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Quello che abbiamo fatto in quei 15 giorni è stato raccontato nel “#Bastatacere report“, un opuscolo in formato PDF e stampabile in formato A4 che, in modo semplice e sistematico, racconta cosa è successo, come è successo e quale ne è l’eredità che rimane per i contemporanei e per i posteri.

Il report viene usato da ricercatrici, studiose, giornaliste e tutte le persone che si interessano dell’argomento della violenza ostetrica e dell’assistenza alla nascita. Il documento viene tutt’ora consegnato ai rappresentati dei cittadini e soprattutto ai sindaci (come nell’iniziativa “Il Camper Rosa delle madri”).

vipi12Il sindaco è autorità sanitaria locale. In questa veste, ai sensi dell’art. 32 della legge n. 833/1978 e dell’art. 117 del D.Lgs. n. 112/1998, può anche emanare ordinanze contingibili ed urgenti, con efficacia estesa al territorio comunale, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica.

Le madri continuano a raccogliere i vissuti di madri, padri e operatori nel questionario QuestOVO, dove è ancora possibile raccontare la propria storia in forma di dati e di contenuti discorsivi. QuestOVO chiuderà il 23 maggio 2017. Fino a questa data sarà possibile contribuire con la propria storia. I dati verranno elaborati e pubblicati.

Ci è stato detto che il fenomeno che l’Organizzazione Mondiale della Sanità chiama “abuso e mancanza di rispetto nel parto nelle strutture ospedaliere” in Italia non esiste – perché non ci sono i dati. Fino ad oggi 2.331 persone hanno partecipato a QuestOVO e hanno fornito dati che noi elaboreremo e consegneremo a chi di dovere. Con dialogo, atti concreti, la ricerca e l’advocacy abbiamo risposto all’invito dell’OMS. L’abbiamo preso alla lettera.

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Non sono solo le madri a fornire i dati qualitativi (in forma di parole) e quantitativi (in forma di numeri) sul fenomeno della violenza ostetrica in Italia, anche le università e i Collegi delle Ostetriche in tutta Italia stanno facendo ricerca sul fenomeno e producono dati che le istituzioni dovranno prendere in considerazione, visto che sono rimaste sorde e incredule nei confronti dei discorsi delle cittadine e utenti, chiamate anche “un gruppo di esaltate”. 

barbaralongofotoOVOItalia collabora con l’Università “Roma TRE”, l’Università di Milano, l’Università di Milano-Bicocca e l’Università di Salerno compartecipando alle tesi sul tema, aiutando le studentesse a produrre dati e a dare un senso a tutto quello che succede durante l’assistenza al parto. Una delle prime laureate sul tema ha studiato l’impatto della campagna #bastatacere sulle ostetriche e studentesse ostetriche, con risultati molto interessanti.

Per rispondere a chi vuole chiudere gli occhi, la bocca e le orecchie, possiamo dire che #bastatacere non è un’iniziativa di “un gruppo di esaltate”, ma una legittima e auspicata attività di advocacy.

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La nostra attività di advocacy non è arrivata soltanto alle orecchie dei tassisti di Roma, ma anche alla Camera dei Deputati, presso la Commissione Affari Sociali dove di recente si sono tenute le audizioni sul tema del parto in Italia e sulle varie proposte di legge – inclusa la nostra. Molte sono state le persone audite in merito, anche prima dell’audizione registrata (dietro la nostra richiesta), che potete vedere per intero qui sotto:

Durante le audizioni la Regione Emilia-Romagna è stata molto chiara nel sottolineare la necessità, da parte del Governo, di affrontare l’argomento della violenza nel parto in modo concreto e urgente. 

Noi siamo qui, come madri, come cittadine e utenti, un anno dopo la campagna #bastatacere, ancora unite nella rete nazionale e internazionale che porta avanti i discorsi e le storie di madri e padri davanti alle istituzioni e alla società civile.

Ringraziamo tutte le madri che hanno forza di proseguire in silenzio oppure raccontando. Noi vi onoriamo. 

Elena Skoko

Sangue del SUO sangue

Comunicazione urgente. La Regione Lazio ha revocato la sala e il patrocinio per la proiezione dell’anteprima della video inchiesta Sangue del suo sangue. Le organizzatrici stanno cercando di trovare una location alternativa. Per tutti gli aggiornamenti: comitato CoRDiN.

Sangue del suo sangue
di Amyel Garnaoui e Angelo Loy

Prima video inchiesta sulla donazione del cordone

locandina REVOCATA_senza salaIn cosa consiste la donazione del sangue del cordone ombelicale? La pratica della raccolta del sangue cordonale ha delle conseguenze sulla salute del neonato? A chi appartiene il sangue del cordone ombelicale? A chi appartengono le cellule staminali contenute in questo sangue? Le donne sono correttamente informate sulla natura di questa donazione? Quanto costa al Servizio Sanitario Nazionale la raccolta e la conservazione del sangue cordonale? Esistono alternative efficaci a questa donazione?

Queste le domande che intende sollevare il film, attraverso un viaggio in Italia alla ricerca delle figure coinvolte in tale complessa realtà: madri, ostetriche, ginecologi, ricercatori, politici, magistrati, associazioni, pazienti, alla luce delle più recenti ricerche scientifiche.

 

Si sta organizzando una proiezione in contemporanea nazionale il giorno 7 aprile 2017, in occasione della giornata Nazionale della Salute nelle varie città. Se siete interessate ad aderire e organizzare una proiezione nella vostra area vi preghiamo di scrivere al seguente indirizzo: sanguedelsuosangue@gmail.com.

Qui la mappa delle proiezioni, in continuo aggiornamento:

Convegno ad Andria (Puglia)

“Accogliere la vita: la protezione dei diritti della partoriente e del neonato”

8 Marzo 2017, Andria

All’evento sono stati attribuiti n.2 (due) crediti formativi in Diritto Penale. Per iscrizioni: riscoprirsi.andria@gmail.com, per info: 329.1310666.

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Le associazioni “RiscoprirSi…” Centro Antiviolenza di Andria, l’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica (O.V.O. Italia), Rinascere al naturale ONLUS, il Comitato per la Buona Nascita, Human rights in childbirth in Italy organizzano il Convegno “Accogliere la vita: la protezione dei diritti della partoriente e del neonato”. L’evento si svolgerà mercoledì 8 Marzo p.v. in concomitanza con la Giornata Internazionale della Donna presso la biblioteca comunale “G. Ceci” di Andria dalle 9.00 alle 19.00.

Il Convegno affronterà il tema degli abusi e della mancanza di rispetto che le donne e i neonati subiscono durante l’assistenza alla nascita con conseguente violazione dei diritti umani, come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Altresì sarà approfondito il tema della nascita rispettata con un approccio multidisciplinare e inclusivo della società civile.

Sono previste tre sessioni. La prima, che si svolgerà dalle 10,00 alle 13,30, sarà incentrata sulla violenza ostetrica e sulle buone prassi nell’assistenza alla nascita. Saranno esposti i cartelli delle donne della campagna #Bastatacere ed interverranno Elena Skoko (fondatrice Osservatorio Violenza Ostetrica Italia), Denise Montinaro (Rinascere al Naturale Onlus – Comitato per la Buona Nascita), Mariano Cantatore (direttore UO Ginecologia e Ostetricia Ospedale Bonomo Andria), l’ostetrica Rosaria Santoro, Michele Fattibene (ginecologo, componente équipe multidisciplinare specialistica per abuso e del maltrattamento all’infanzia – ASL BAT), l’ostetrica Maria Schiavelli (presidente Collegio Ostetriche BA-BAT), Michela Cericco (presidente Ass. La Goccia Magica, Genzano di Roma), l’ostetrica Maria Rosaria Antolini (Consultorio Familiare ASL BAT), Roberta Brucoli (vice presidente Ass. LATTE + AMORE = MAMMAMIA), la psichiatra Claudia Ravaldi (presidente Ass. CiaoLapo).

La seconda sessione (14,30-16,30) sarà dedicata all’analisi dei momenti della gravidanza e del parto osservati nel campo dell’esperienza umana. Sono previsti i contributi dell’antropologa Rosa Parisi (Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Foggia), dello psicologo e pedagogista steineriano Davide Porro, della sociologa e antropologa Lia Lombardi (Facoltà di Medicina, Università di Milano), della psicoterapeuta Gabriella Buchignani (ASL2 Lucca) e dell’ostetrica Maria Grazia Biagini.

La terza sessione (16,30-18,00) – dal taglio squisitamente giuridico – e dedicata alle proposte di legge sul parto naturale, vedrà gli interventi della vice presidente della Casa delle Donne di Taranto, Anna Rita Lemma, della Consigliera regionale e avvocata Grazia Di Bari, dell’avvocata Alessandra Battisti (Human Rights in Childbirth in Italia)e dell’avvocata Roberta Schiralli (Centro Antiviolenza “RiscoprirSi…”).

Inoltre, nella giornata del Convegno si chiuderà ufficialmente la petizione pugliese avviata da Rinascere al Naturale Onlus per richiedere un’assistenza alla nascita più rispettosa negli ospedali e la libertà di scelta nel parto. La petizione, sostenuta da molte associazioni e da vari professionisti, ha già numerose sottoscrizioni sia nel formato cartaceo, che in quello virtuale. Sarà possibile sottoscriverla ancora nel corso della prima parte del Convegno, poi una delegazione dell’associazione promotrice consegnerà ufficialmente le firme alla Consigliera regionale Grazia Di Bari.

Nell’area antistante la biblioteca comunale, per tutta la durata del convegno, sosterà il #CamperRosa, il cui l’obiettivo è di fare sensibilizzazione riguardo i diritti umani della maternità e della nascita attraverso il pacifico attivismo materno.

L’evento ha ricevuto il patrocinio del Collegio delle Ostetriche Bari-Bat, del CPO (Comitato Pari Opportunità Ordine Avvocati di Trani, dell’Ordine degli Psicologi della Puglia, della Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Puglia, della Consigliera di parità della regione Puglia.

Sono partner le Associazioni CiaoLapo, il Comitato CoRDIN, La goccia magica – Genzano di Roma, LATTE+AMORE=MAMMAMIA e Psicoluoghi.