Relatrice Speciale delle Nazioni Unite riconosce la violenza ostetrica come violenza di genere e violazione dei diritti umani

Comunicato Stampa

La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite riconosce la violenza ostetrica come violenza di genere e violazione dei diritti umani

Roma, 28.11.2019, Martis Palace Hotel

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Roma, 28.11.2019, Martis Palace Hotel, Conferenza Stampa. In foto (da sinistra) Claudia Ravaldi, Elena Skoko, Alessandra Battisti, Michela Cericco, Giulia Cerasoli. Link alla diretta Facebook: https://www.facebook.com/bastatacere/videos/722039851628005/

L’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia, insieme alle associazioni La Goccia Magica e CiaoLapo, presenta oggi la traduzione in italiano del Rapporto della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Dubravka Šimonović sul tema del maltrattamento e della violenza ostetrica contro le donne nei servizi di salute riproduttiva e nel parto.[1]

La Relatrice Speciale sulla violenza contro le donne, le sue cause e le sue conseguenze del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite Dubravka Šimonović ha presentato all’ultima Assemblea Generale, tenutasi a New York il 4 ottobre 2019, il Rapporto annuale che per la prima volta affronta il tema della violenza ostetrica come violenza di genere e propone un approccio basato sui diritti umani. Il Rapporto è il risultato della collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

“Nel mio rapporto affronto le cause all’origine del maltrattamento e della violenza in cui le donne diventano vittime dei sistemi sanitari scadenti, provati dalla mancanza di tempo e di risorse, come dalle condizioni di lavoro del personale sanitario. Leggi discriminatorie e stereotipi di genere pericolosi sul ruolo naturale delle donne nella società e nella maternità giocano un ruolo anche nel parto e contribuiscono a limitare l’autonomia e l’agire delle donne. Questi stereotipi nocivi sono ulteriormente giustificati dalla convinzione che il parto sia un evento che richiede sofferenza da parte delle donne, il che porta alla “normalizzazione” dell’abuso. In aggiunta, nel mio rapporto, affronto lo sbilanciamento dei poteri nella relazione tra i professionisti sanitari e i pazienti come ulteriore causa alla radice del maltrattamento e della violenza, incluso l’abuso della dottrina della necessità medica che spesso viene usata per giustificare il maltrattamento e l’abuso durante il parto.”[2]

Dubravka Šimonović rileva che la seguente definizione di violenza contro le donne, sancita dall’articolo 1 della Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne delle Nazioni Unite, è applicabile a tutte le forme di maltrattamento e violenza nei servizi di salute riproduttiva e nel parto: “ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata”.

Il Rapporto è ora disponibile nella traduzione ufficiale in italiano grazie all’impegno dell’avv. Alessandra Battisti ed Elena Skoko, fondatrici dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia), che da anni si occupano di advocacy sul fenomeno dell’abuso e della mancanza di rispetto nel parto e che hanno contribuito a creare un movimento di madri e una rete di associazioni che si occupano del tema sul territorio nazionale e internazionale.

“Per la preparazione del mio rapporto ho pubblicato un invito a mandarmi informazioni sul tema e sono rimasta scioccata dall’altissimo numero di risposte ricevute, oltre 120, di cui rapporti di ONG, testimonianze individuali e contributi accademici, incluso il documento inviato dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia. Vi ringrazio per il vostro contributo”, dichiara la Relatrice Speciale Dubravka Šimonović e aggiunge “i movimenti di base, come il vostro, svolgono un ruolo chiave nel promuovere il cambiamento e il rispetto dei diritti delle donne durante la gravidanza”.

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Roma, 28.11.2019, Martis Palace Hotel, Conferenza Stampa. Messaggio in occasione della presentazione della traduzione in italiano del Rapporto della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Dubravka Šimonović sul tema del maltrattamento e della violenza ostetrica contro le donne nei servizi di salute riproduttiva e nel parto. Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=LLmbEYAGyLw

 

Approfondimento

Rapporto della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Dubravka Šimonović sul tema del maltrattamento e della violenza ostetrica contro le donne nei servizi di salute riproduttiva e nel parto

Il Rapporto in sintesi

Il Rapporto ha l’obiettivo di assistere gli Stati affinché possano adempiere i propri obblighi per la tutela dei diritti umani e sviluppare in modo adeguato leggi, politiche, strategie nazionali per la salute riproduttiva delle donne e procedure istituzionali per le denunce in caso di violazioni dei diritti che possano assicurare un approccio basato sui diritti umani e l’assunzione di responsabilità (accountability) all’interno delle strutture sanitarie.

I maltrattamenti e la violenza contro le donne nei servizi di salute riproduttiva e durante il parto sono affrontati nel Rapporto come parte di un insieme di violazioni che vengono realizzate nel contesto più vasto dell’ineguaglianza strutturale, della discriminazione e del patriarcato e sono anche il risultato di una mancanza di istruzione e formazione adeguata e della mancanza di rispetto per l’uguaglianza e i diritti umani delle donne. Tale violenza viene vissuta dalle donne e dalle ragazze che accedono ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, inclusi gli esami ginecologici, l’interruzione di gravidanza, i trattamenti per la fertilità, la contraccezione e in ogni altro contesto di salute sessuale e riproduttiva.

Il Rapporto affronta inoltre il tema del consenso informato come diritto umano e come protezione contro questa forma di violenza. Alle donne viene frequentemente negato il diritto alle decisioni informate in relazione ai trattamenti sanitari che ricevono durante il parto o in altri servizi di salute riproduttiva; questa mancanza del consenso informato rappresenta una violazione dei diritti umani attribuibile allo Stato e ai sistemi sanitari nazionali.

Attraverso le informazioni ricevute, incluso da OVOItalia, la Relatrice Speciale è stata in grado di identificare le manifestazioni della violenza di genere nei servizi di salute riproduttiva e durante il parto presso le strutture ospedaliere. L’elenco, non esaustivo, di queste manifestazioni include il taglio cesareo senza consenso e privo di indicazioni mediche, l’abuso di episiotomia, l’eccesso di induzioni, pressione sul fondo dell’utero (manovra di Kristeller), violazioni di privacy e di riservatezza, procedure mediche dolorose (come il raschiamento, la sutura dopo l’episiotomia, prelievo degli ovuli nelle procedure di fecondazione assistita ecc.) effettuate senza anestesia, l’impossibilità di decidere la posizione del parto, le pratiche di profonda umiliazione, abuso verbale e affermazioni sessiste ed altre.

“Tra le questioni che i documenti hanno evidenziato emerge un problema con la somministrazione di un vero consenso informato, un crescente abuso della necessità medica che conduce ad alti numeri di tagli cesarei non necessari, alti numeri di episiotomie non necessarie e altri trattamenti non necessari sotto il profilo medico, ma ancora più grave è che io abbia riscontrato che le donne  durante il parto siano private della loro autonomia nell’agire e della loro integrità fisica, che siano maltrattate e a volte, persino, umiliate.”

Tra le cause principali dei maltrattamenti nel parto e della violenza ostetrica, la Relatrice Speciale, rileva le dinamiche di potere nella relazione medico-paziente. Sebbene i sanitari non sempre hanno l’intenzione di provocare sofferenza ai propri pazienti, “l’autorità medica può favorire una cultura dell’impunità quando la violazione dei diritti umani non solo non trova un rimedio ma addirittura non viene neanche riconosciuta”. Questo disequilibrio di poteri è molto evidente nelle situazioni in cui i sanitari abusano della dottrina della necessità medica al fine di giustificare il maltrattamento e l’abuso nel parto.

Le cattive condizioni di lavoro, la mancanza di formazione sui diritti umani e le scarse risorse economiche sono, secondo il Rapporto, le cause all’origine del maltrattamento e della violenza contro le donne nei servizi di salute riproduttiva e nel parto. Inoltre, la mancanza di supporto e di supervisione degli operatori sanitari è stato considerato un fattore che contribuisce al basso livello morale e alle attitudini negative dei fornitori di assistenza che, a turno, perpetuano il maltrattamento verso le donne.

Le raccomandazioni agli Stati

La Relatrice Speciale, in conformità al mandato ricevuto dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha formulato delle raccomandazioni rivolte a tutti gli Stati membri, inclusa l’Italia.

Gli Stati dovrebbero elaborare delle strategie nazionali sui servizi di salute riproduttiva e sulla nascita al fine di assicurare trattamenti rispettosi, attenti e gentili, basati sul rispetto dei diritti umani nel contesto del parto e degli altri servizi riproduttivi, in linea con gli standard internazionali dei diritti umani, incluso il rispetto per la privacy e per la riservatezza.

In relazione alla violenza ostetrica, si chiede agli Stati di:

  1. Garantire nella legge e nella pratica il diritto delle donne ad avere una persona di propria scelta durante il parto;
  2. Considerare la possibilità di consentire il parto in casa ed evitare la criminalizzazione del parto a domicilio;
  3. Monitorare le strutture sanitarie e raccogliere e pubblicare i dati sulle percentuali di tagli cesarei, di parti vaginali, di episiotomie e di altri trattamenti relativi al parto, all’assistenza ostetrica e ai servizi di salute riproduttiva, su base annuale;
  4. Applicare gli strumenti dei diritti umani e gli standard dell’OMS relativi all’assistenza rispettosa alla maternità, durante il parto e nella violenza contro le donne;
  5. Affrontare la mancanza dell’anestesia e del sollievo dal dolore, la mancanza della scelta della posizione del parto e la mancanza dell’assistenza rispettosa.

Inoltre, il Rapporto raccomanda di istituire delle procedure di accountability basate sui diritti umani per assicurare le compensazioni per le vittime di maltrattamento e violenza, incluso il risarcimento economico, il riconoscimento da parte dei fornitori di assistenza di avere agito male, le scuse formali e la garanzia di non ripetere più tali comportamenti.

Tra le raccomandazioni: quella di aumentare la consapevolezza tra gli avvocati, i giudici ed il pubblico circa i diritti umani delle donne nel contesto del parto per assicurare il ricorso efficace a dei rimedi; garantire valide e corrette istruttorie delle denunce di maltrattamento e violenza contro le donne durante il parto; assicurare la responsabilità dei professionisti e le sanzioni da parte delle associazioni/ordini professionali in caso di maltrattamento e l’accesso alla giustizia in casi di violazione dei diritti umani.

Dal punto di vista legale, adottare leggi e politiche sanitarie effettive per l’applicazione del consenso informato in tutti i servizi di salute riproduttiva e garantire un consenso preventivo, libero e informato per il taglio cesareo, per l’episiotomia e per altri trattamenti invasivi durante il parto.

Italia: il movimento delle madri per i diritti umani nel parto, #bastatacere e dati Doxa

Il Rapporto della Relatrice Speciale sulla violenza contro le donne, le sue cause e le sue conseguenze del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite Dubravka Šimonović sottolinea che il problema della violenza ostetrica non riguarda soltanto i paesi a basso reddito ma si manifesta nei sistemi sanitari di tutti i Paesi, come si evince dagli esempi citati nel documento.

Il Rapporto recepisce le istanze delle donne che hanno partorito in Italia e hanno vissuto esperienze traumatiche nell’assistenza alla maternità e nel percorso nascita. Le testimonianze emerse dalla campagna virale “#bastatacere: le madri hanno voce” del 2016, in linea con iniziative simili in altri paesi europei, hanno fatto emergere il fenomeno anche nel nostro Paese e questa iniziativa è stata apprezzata dalla Relatrice Speciale. I dati della ricerca nazionale della Doxa “Le donne e il parto” del 2017, dai quali si evince che il 21% delle donne del campione intervistato dichiara di avere subito una qualche forma di violenza durante il parto e il 41% si ritiene lesa nella propria dignità personale e nell’integrità psicofisica, sono stati recepiti. La Relatrice Speciale cita il dato relativo all’episiotomia in cui il 61% di donne che hanno subito questa pratica non hanno dato il loro consenso.

Elena Skoko, artista e madre attivista, coordinatrice della campagna mediatica #bastatacere sottolinea che: “Il Rapporto della Relatrice Speciale ha accolto le voci e la sofferenza delle donne, rimaste ignorate nei propri Paesi. Le donne in quanto utenti dei servizi di assistenza alla maternità generalmente non vengono considerate come partecipanti attive nei processi decisionali e sono escluse dalla partecipazione alle politiche sanitarie. In Italia ad oggi non ci sono percorsi che permettano alle donne di esprimere le loro preferenze di parto e il sistema sanitario non garantisce la scelta dei luoghi di nascita e nemmeno delle modalità di assistenza. Le donne che hanno vissuto un parto traumatico esprimono la propria sofferenza sui social perché non ci sono altri luoghi di ascolto. Dalle istituzioni di un Paese avanzato e democratico ci si aspetterebbe di più dell’indifferenza e dell’ostilità noi confronti delle madri, dei neonati e anche degli operatori sanitari.”

L’avvocato Alessandra Battisti, esperta nel tema della violenza ostetrica e dei diritti umani nella nascita, evidenza i profili giuridici che emergono dal rapporto: “La novità del rapporto della Relatrice Speciale consiste nell’avere inquadrato la violenza ostetrica e i maltrattamenti durante il parto come violenza di genere che colpisce le donne in quanto donne. Trattamenti medici senza consenso e in assenza di indicazioni cliniche vengono qualificati come inumani e degradanti, e in taluni casi persino tortura, mentre le espressioni offensive e sessiste durante il parto integrano una forma di violenza psicologica”.

Michela Cericco, presidente de La Goccia Magica, associazione di volontariato che si occupa del sostegno all’allattamento alla pari, sottolinea che la violenza ostetrica non si manifesta soltanto al travaglio e al parto, ma prosegue anche nell’avvio dell’allattamento con conseguenze negative per la mamma e per il neonato. “Noi mamme peer sosteniamo le madri che ci contattano e desiderano allattare o ri-allattare e non sanno a quali servizi preposti fare riferimento per ricevere sostegno e assistenza scientificamente ed eticamente corretta. Possiamo sostenere che il problema non è la capacità della donna di avviare e proseguire l’allattamento ma che la difficoltà è proporzionale all’esperienza traumatica che la madre ha vissuto nell’assistenza al parto e post parto e che oggi a pieno titolo possiamo chiamare violenza ostetrica.”

Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta, fondatrice dell’associazione CiaoLapo dedicata al sostegno, alla ricerca e alla formazione nell’ambito del lutto perinatale e della salute mentale perinatale sottolinea: “Molte donne che hanno vissuto l’esperienza della morte in utero e del lutto perinatale in genere hanno partecipato alla campagna #bastatacere e riferiscono di avere percepito come irrispettosi e abusanti alcuni aspetti dell’assistenza ricevuta, inquadrabili in questo documento con il termine violenza ostetrica. Nella mia esperienza di medico e formatrice ho visto in questi anni importanti progressi positivi nelle strutture con cui abbiamo avviato una collaborazione, grazie alla formazione e alla consapevolezza che si genera attraverso un dialogo costruttivo e rispettoso tra operatori e madri. Il problema rimane aperto e drammaticamente attuale laddove manca un ascolto partecipe e rispettoso della voce delle donne nell’ambito dell’assistenza al loro parto, sia esso a basso o ad alto rischio. Questa incomunicabilità produce altra sofferenza e rimanda ulteriormente la possibilità di trovare una soluzione adeguata.”

[1] Link alla fonte: https://www.ohchr.org/Documents/Issues/Women/SR/A_74_137_ITALIAN.pdf

[2] Discorso della Relatrice Speciale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, New York, 4 ottobre 2019. Fonte: https://www.ohchr.org/en/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=25106&LangID=E

Prima conferenza europea sui centri nascita a conduzione ostetrica a Barcellona

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Barcellona, 5 novembre 2019: l’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia ha partecipato alla Prima conferenza europea sui centri nascita a conduzione ostetrica (midwifery unit)

La rete di ricerca Midwifery Unit Network (MUNet), che promuove e sostiene lo sviluppo e la crescita dei centri nascita a conduzione ostetrica, ha organizzato la Prima conferenza europea a Barcellona, Spagna, il 4 e il 5 Novembre 2019.

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Oltre 300 professionisti sanitari e rappresentanti delle utenti madri provenienti da tutta Europa e non solo, si sono riuniti a Barcellona il 4 e il 5 novembre 2019 per la Prima conferenza europea sulle case maternità.

Tra questi era presente l’avvocato Alessandra Battisti per l’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia), che dal 2016 fa parte della rete di ricerca MUNet in qualità di rappresentante dei diritti e degli interessi delle madri-utenti.

Il parto condiziona la salute pubblica dei cittadini in tutti i Paesi europei. Il sovrautilizzo  di interventi nel parto genera preoccupazione crescente sia per la qualità degli esiti di salute materno-infantile sia per l’aumento ingiustificato dei costi, con conseguente impatto sui sistemi sanitari Europei. La continuità della cura e l’assistenza ostetrica one to one rappresentano soluzioni ben documentate in letteratura ma ad oggi ancora poco implementate in Europa.

La rete MUNet è una comunità no profit con la finalità di sostenere e promuovere lo sviluppo e la crescita dei centri nascita. Il modello di assistenza basato sull’ostetrica si pone come obiettivo di erogare cure primarie e facilmente accessibili per le gravidanze “a basso rischio”. In questa visione i centri nascita diventano dei presidi di salute pubblica con migliori esiti e costi ridotti.

“Sosteniamo questo cambiamento attraverso la ricerca, le politiche, la leadership, il miglioramento della qualità, la formazione, l’informazione e il networking. Siamo onorate di lavorare in partnership con City University of London, con il Gruppo delle Ostetriche della Spagna, con la Federazione Nazionale degli Ordini delle Ostetriche di Spagna e con l’Università Blanquerna Ramon Llull.”, spiega Lucia Rocca-Ihenacho, presidente e fondatrice di MUNet, e aggiunge: “Il nostro impegno è volto all’approccio interdisciplinare ai centri nascita in Europa, abbiamo bisogno di lavorare in modo collaborativo con le utenti, le ostetriche, i medici, gli amministratori e i politici per produrre nuovi piani sostenibili e nuovi percorsi, mettendo la donna e la famiglia al centro. I centri nascita a conduzione ostetrica devono essere parte della strategia di miglioramento dell’assistenza alla maternità in tutta Europa.”

MUNet ha collaborato con ricercatori, utenti, clinici e dirigenti dei reparti di maternità di tutta Europa per realizzare il programma della conferenza e dei workshop.

Merita di essere evidenziato l’intervento della presidente della Federazione degli Ordini delle Ostetriche di Spagna, Maria Jesus Domingez, che ha richiamato l’attenzione sul tema della violenza ostetrica alla luce della recente risoluzione del Consiglio D’Europa.

Avv. Alessandra Battisti conclude: “La conferenza di Barcellona si è posta l’obiettivo, condiviso e sostenuto da OVOItalia, di incoraggiare un nuovo orizzonte culturale verso una nascita rispettata, sancendo che un’assistenza ottimale è un diritto umano. In questa prospettiva il modello dei centri nascita a conduzione ostetrica potrebbe essere una risposta sistemica anche per prevenire e contrastare la violenza in sala parto”.

Consiglio d’Europa adotta la risoluzione sulla violenza ostetrica e ginecologica

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COMUNICATO STAMPA

Il Consiglio d’Europa adotta la risoluzione sulla violenza ostetrica e ginecologica

Strasburgo, 3 ottobre 2019: il Consiglio d’Europa ha adottato durante la Sessione Autunnale 2019, presieduta dal Presidente francese Emmanuel Macron, la Risoluzione 2306/2019[1] che chiede agli Stati membri di affrontare il problema della violenza ostetrica e ginecologica e di assicurarsi che l’assistenza alla nascita sia fornita nel rispetto dei diritti e della dignità umana.

La Risoluzione, promossa dalla deputata francese Maryvonne Blondin, qualifica la violenza ostetrica e ginecologica come violenza contro le donne nel quadro normativo della Convenzione di Istanbul.

Il documento definisce il fenomeno in seguenti termini: “La violenza ostetrica e ginecologica è una forma di violenza rimasta nascosta per molto tempo ed è tutt’ora spesso ignorata. Nell’ambito privato della consultazione medica o durante il parto le donne sono vittime di pratiche violente o che possono essere percepite come tali – inclusi gli atti inappropriati e non acconsentiti, come le episiotomie e le palpazioni vaginali realizzate senza consenso, pressione sul fondo dell’utero o interventi dolorosi eseguiti senza anestesia. Sono stati riferiti anche comportamenti sessisti durante le visite mediche.”

L’Assemblea del Consiglio d’Europa riafferma il proprio impegno nella promozione dell’uguaglianza di genere in tutti gli ambiti in modo da prevenire e combattere ogni forma di violenza contro le donne, inclusa la violenza ostetrica e ginecologica.

All’Assemblea è intervenuta la senatrice Maria Rizzotti,[2] Membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa, affermando che il fenomeno è stato portato alla luce anche in Italia dalla campagna social #bastatacere[3] e dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica[4]. [EDIT: Successivamente, la senatrice Rizzotti ha ritrattato la sua posizione, vedi nota 2] La Risoluzione è stata votata quasi all’unanimità; tra i tre voti contrari quello della deputata italiana Maria Elena Boschi.[5] [EDIT: l’Onorevole chiarisce trattasi di un errore materiale, vedi nota]

“La risoluzione del Consiglio d’Europa riconosce e valorizza il contributo positivo delle campagne mediatiche, come la campagna #bastatacere condotta in Italia nel 2016, in cui le donne hanno condiviso le loro testimonianze di violenza ostetrica e ginecologica. Le associazioni di madri hanno commissionato a proprie spese una ricerca nazionale sul fenomeno e hanno reso pubblici i dati emersi, ricevendo in cambio solo ostilità e indifferenza istituzionale. Le madri desiderano ora partecipare ai tavoli decisionali e non soltanto stare sul menù.”, commenta Elena Skoko, promotrice della campagna #bastatacere e dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia.

“La risoluzione del Consiglio D’Europa chiarisce senza dubbio alcuno l’obbligo giuridico di tutti gli Stati Membri, inclusa l’Italia, di garantire la protezione delle donne partorienti da qualsiasi forma di maltrattamento fisico o verbale durante l’assistenza al parto. Il comportamento silente delle istituzioni italiane di fronte ai dati Doxa del 2017 in cui è emerso che il 21% del campione intervistato ha dichiarato di avere subito violenza ostetrica, non è più conforme ai dettami della risoluzione che chiede agli Stati di intervenire a favore delle donne. Ci aspettiamo azioni concrete in cui i diritti e la libera scelta delle donne siano la priorità assoluta.”, ribadisce l’avvocato Alessandra Battisti, esperta in tema di violenza ostetrica e nella difesa dei diritti umani nella nascita.

Tenendo in considerazione le condizioni di lavoro difficili e le risorse limitate delle strutture sanitarie, che possono incidere sulla cura, l’Assemblea tuttavia sottolinea la necessità di un’assistenza alla nascita basata sull’umanità, sul rispetto e sul trattamento dignitoso, nel pieno rispetto dei diritti umani della donna. Gli operatori devono essere messi in condizione di poter fornire questo tipo di assistenza con maggiori risorse dedicate al percorso nascita.

L’Assemblea invita gli Stati Membri e i Ministeri della Salute a produrre dati sulla violenza ostetrica e ginecologica, a renderli pubblici e a promuovere l’assistenza rispettosa alla maternità, così come proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. È necessario, nell’ottica di una maggiore umanizzazione della nascita, introdurre i temi legati alla violenza ostetrica nella formazione dei medici e del personale sanitario, insieme ai temi legati agli aspetti relazionali, al consenso informato, al rispetto delle diversità e al sessismo.

Dal punto di vista legale, la presente risoluzione invita gli Stati Membri a prevedere meccanismi che permettano di effettuare denunce relative alla violenza ostetrica e ginecologica, escludendo le procedure di mediazione, istituendo sanzioni per operatori e valorizzando la figura del difensore civico. Inoltre, si ritiene necessario provvedere all’assistenza idonea alle donne vittime di violenza ostetrica e ginecologica.

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[1] Fonte: http://assembly.coe.int/nw/xml/XRef/Xref-XML2HTML-EN.asp?fileid=28236&lang=en

[2] Fonte: http://www.assembly.coe.int/nw/xml/News/News-View-EN.asp?newsid=7649&lang=2&cat=8. EDIT: Successivamente, la senatrice Rizzotti ha ritrattato la sua posizione (https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=79721).

[3] Fonte: https://www.facebook.com/bastatacere/

[4] Fonte: https://ovoitalia.wordpress.com/

[5] Fonte: http://assembly.coe.int/nw/xml/Votes/DB-VotesResults-EN.asp?VoteID=38119&DocID=19073&MemberID=. EDIT: La deputata Maria Elena Boschi risponde su Twitter: Replying to   Ma di cosa stiamo discutendo?C’è stato un errore materiale sul voto. Quando me ne sono accorta -immediatamente peraltro- ho fatto un intervento in aula per mettere a verbale che c’era stato un errore.Di tutti gli attacchi e le FakeNews che ho ricevuto questo è quello più ridicolo

Documentario sulla violenza ostetrica su ARTE, il nostro cameo

Siamo liete di comunicarvi l’uscita sul canale ARTE del documentario “Unter Schmerzen gebierst du Kinder” sulla violenza ostetrica realizzato dalla regista francese Ovidie. OVOItalia, rappresentato da Elena Skoko e Michela Cericco, ha partecipato raccontando le vicende della proposta di legge Zaccagnini (*depositata alla Camera), la campagna #bastatacere e il seguito.

Il documentario sarà visibile in Italiano fino alla data 16/09/2019 su questo link: https://www.arte.tv/it/videos/081587-000-A/con-dolore-partorirai-figli/

 

Quale impatto ha avuto la campagna #bastatacere?

Bastatacere_bannerPer celebrare tre anni dalla campagna #bastatacere abbiamo chiesto alle utenti della Pagina Facebook qual è stato l’impatto dell’iniziativa su di loro. Queste sono le loro risposte… Grazie.

Rita Mi sono sentita in primis ascoltata e meno sola. Ho preso coscienza del fatto che non bisogna avere paura di parlarne, perché sono cose di cui ci si vergogna…

Samantha La consapevolezza di non essere stata la sola a subire e avere avuto la possibilità di raccontare anche il mio vissuto, la mia esperienza mi ha aiutata molto a livello psicologico ad affrontare la cosa, perché parlare e condividere aiuta, non cambia purtroppo ciò che è accaduto, ma ti aiuta a elaborare il dolore che per tanti anni mi ero portata dentro!!!

Francesca L’influenza su di me ? Ho potuto vivere il terzo parto proprio come lo desideravo. Grazie

Chiara Aver capito che il mio parto potevo viverlo diversamente, in modo più sereno e consapevole, che posso scegliere…e così sarà per il mio secondo parto. Sono a 37+6

Serena Non so se vi raccontai la mia esperienza, fatto sta che ho scoperto la vostra pagina grazie ad un’amica, che lei si sta battendo su questo delicato tema. Da lì ho capito il perché sono ingrassata 30 kg, dopo il parto, quando non avevo preso nulla in gravidanza. Ora ho superato lo stress post partum e sono disposta a mettermi in mano ad un dietologo. Voglio rinascere!

Manuela La consapevolezza che non sono io che faccio la vittima ma che sono stata realmente vittima….la mia storia è stata particolare e grazie a voi ho capito che esiste un mondo rispetto a tutto questo…..penso che oltre alla violenza ostetrica molto sia dovuto anche all incompetenza di alcuni operatori sanitari ….

Emanuela Siete di infinito sostegno. Grazie.

Eliana La consapevolezza che non è un obbligo subire tanto dolore.

Cristina Capire che non è stata colpa mia. E vivere un secondo parto molto più consapevole e rispettato.

Grecia Fernanda La consapevolezza dei miei diritti se mai avrò un figlio, cosa aspettarmi e cosa no, e magari conoscendo ciò che può andare storto avere una rete di sostegno che nel momento che magari non sarò così lucida non sia da sola e possa fermare il tutto per me o sostenermi nel farlo. Dovreste fare eventi nelle università italiane però, sarebbe utile, a infermiere, ostetriche e personale sanitario. 😊 senza di voi non sarei mai venuta a conoscenza di questa realtà.

Cesarina Mi sono sentita meno sola.

Monica La consapevolezza di non essere la sola! E la forza per portare avanti la mia causa ormai da un anno in tribunale!!!!

Nicoletta Il parto vaginale a tutti i costi, l’allattamento come unica soluzione e la colpevolizzazione della donna che non ci riesce, oltre alle piccole sevizie che si operano in ospedale al fine di punire le donne che scelgono il cesareo. C’è un fortissimo bisogno di parlare di questi temi, snobbati da tutti per obbedire alla filosofia dominante.

Martina Luna Ha innescato in me un meccanismo di ricerca interiore e guarigione…finito quel percorso, ora aiuto le altre donne ed è un onore.

Gessica Ho iniziato a seguirvi che ancora non avevo in progetto una gravidanza, 4 mesi fa ho partorito il mio bambino e sono felice di averlo fatto con tanta consapevolezza e sapendo cosa non volevo subire. Ho avuto un parto potente e soprattutto rispettoso dei miei tempi e con una fantastica ostetrica che continuava a ripetermi “ascolta il tuo bambino”, ero terrorizzata dal parto in ospedale ma grazie alle testimonianze che avete raccolto sapevo con certezza cosa non volevo subire e ho coinvolto il mio compagno per assicurarmi che non fosse fatto nulla senza il nostro consenso. Grazie per avermi aperto la mente e avermi aiutata ad avere un parto rispettato.

Teresa Condivisi la mia esperienza negativa sulla vostra pagina e, leggendo i vostri articoli e i commenti ai post, finalmente capii di non essere sola. Quando ne parlavo con qualcuno sembravo l’unica ad aver passato certe cose!

Teresa La consapevolezza che non sono io sbagliata. La consapevolezza che non ci si può affidare a cuor leggero ai sanitari. La consapevolezza che è un campo dove ci sono poche tutele e troppe bugie. Ho sperimentato l’omertà delle altre donne (vicine e lontane)e soprattutto dei medici e relativa equipe. La consapevolezza che qualcosa di serio vada fatto per poterci ritenere un paese civile. La consapevole che troppo spesso il rispetto va di pari passo con la possibilità di comprarlo.Grazie per questo impegno per noi donne senza voce.

Filippa Io ho capito che non è normale subire certi trattamenti. Che non è vero quel che ti dicono amici e parenti dopo il parto “basta che il bambino stia bene”. No cavoli, è importante che anche la mamma stia bene. La mia prima esperienza (terribile) di parto mi ha insegnato che non è importante solo nascere ma anche come lo si fa.

Laura La consapevolezza di avere subito un abuso che avevo cercato di mettere da parte. Ho anche letto esperienze peggiori della mia.

Charlotte Mia cugina per aver negato vit.K e gocce oftalmiche al bimbo ed aver rifiutato profilassi in quanto zero neg. ha subito pressioni psicologiche per tutto il tempo del ricovero per poi essere offesa da una “dott.ssa” alle dimissioni. È vergognoso e inaccettabile. Ci vorrebbero delle leggi chiare non raccomandazioni.

What Women Want: un anno dopo

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In questo giorno, un anno fa, OVOItalia ha partecipato alla campagna internazionale @WhatWomenWantHC per sentire da parte di un milione di donne e ragazze di che cosa hanno bisogno in merito ai servizi di assistenza alla maternità e nelle scelte riproduttive. L’obiettivo era ambizioso ma sapendo che l’assistenza sanitaria è migliore se tiene conto delle esigenze espresse dai chi ne usufruisce, dovevamo almeno provarci.

Oggi, mentre celebriamo la Giornata Internazionale dei Diritti e della Salute delle Madri, possiamo dire che il nostro obiettivo è stato addirittura superato, con le testimonianze di 1.187.738 donne e ragazze da tutto il mondo che hanno partecipato con la loro voce, avanzando le richieste che riguardano la loro salute e il loro benessere.

I risultati saranno comunicati alla conferenza Women Deliver, il 4 giugno 2019, insieme alla richiesta di essere ascoltate e con l’invito all’azione.

www.whatwomenwant.org/womendeliver