#bastatacere: 23 luglio a Viterbo

13256498_1041912482510703_864877609209332967_nL’associazione Kyanos presenta nell’ambito di “Ombre Festival”, “Luci ed ombre del vissuto femminile: i chiaroscuri della maternità e della nascita“.
Durante la presentazione, a cura di Marta Nori, saranno introdotti alcuni temi poi riproposti nell’incontro (rispetto, consapevolezza, violazione, diritto all’autodeterminazione sul proprio corpo da parte delle donne).

L’evento sarà diviso in due performance distinte, la prima vedrà protagoniste le associazioni Human Rights in Childbirth in Italy; Centro Alma Mater e La Goccia Magica promotrici della campagna “#bastatacere: le madri hanno voce” (l’11 marzo 2016 è stata depositata una proposta di legge “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico” da parte dell’On. Adriano Zaccagnini. (http://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/62977).

Per sostenere e diffondere questa proposta Human Rights in Childbirth Italia ha aperto una campagna mediatica: #bastatacere, ideata da Elena Skoko. Una raccolta di cartelli anonimi che raccontano l’esperienza di abuso, violenza, maltrattamenti e umiliazione durante l’assistenza al parto. La campagna è rimasta aperta dal 4 al 19 aprile 2016,15 giorni in cui ha raccolto 1136 testimonianze in formato foto-cartello, tantissime altre in formato testuale, 21.620 like e ha coinvolto circa 700.000 utenti social. Alla chiusura della campagna l’impegno dei promotori è proseguito con la nascita dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia) https://ovoitalia.wordpress.com/ il cui Comitato Etico è gestito a titolo gratuito e volontario, come tutto il resto del lavoro svolto.

Le rappresentanti delle associazioni promotrici, dopo aver illustrato gli obiettivi della campagna, saranno a disposizione per una dibattito interattivo che nascerà dal sorteggio da parte del pubblico dei cosiddetti “#bastatacere” ( i cartelli anonimi delle donne).

La seconda proporrà il progetto della fotografa sociale sarda Gisella Congia “Chiaroscuri nella maternità”. Il progetto racconta di una maternità quotidiana, nella quale la donna deve accettare grandi compromessi tra ciò che era o faceva prima dell’arrivo del figlio e il dopo, compromessi con l’immagine che della donna viene costantemente rimandata dalla società, che non transige neanche quando si parla di mamme (perfettamente pettinate, in linea, in tailleur mentre danno la prima pappa al bimbo, super organizzate e anche con del tempo libero, e così via …). Compromesso, ancor più grande, è quello con una società che è profondamente cambiata e vede la maternità ormai come un fatto privato, rinchiuso nelle mura del nucleo-coppia, e vissuto in grande solitudine. Il fatto di non guardarla con gli occhi dell’oggettività nega la possibilità di contemplare che la maternità possa avere, nel vissuto della donna, (così come del neopadre) dei risvolti legittimi, meno poetici e piacevoli di quelli propagandati. E’ una questione culturale, di tabù che si radicano. In altri paesi europei ci sono dei servizi di sostegno che nascono proprio dall’accoglienza di quel “non ce la faccio” che è visto come legittimo e da tutelare.

Le due parti saranno intervallate da una coreografia sul tema delle luci e ombre nel vissuto femminile ideata dal coreografo Andrea Cagnetti e realizzata dal “Balletto di Oriolo”.

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