#Bastatacere è stata un’esperienza potente e travolgente

Era il 4 aprile di un anno fa.

12909445_264411297227379_585488977205400760_oTra le varie notifiche di Facebook una attira la mia attenzione: riguarda una nuova pagina, si chiama Basta tacere: le madri hanno voce ed è un’iniziativa che intende far conoscere il fenomeno della violenza ostetrica attraverso un mezzo immediato ed efficace, ovvero le esperienze delle madri raccontate sinteticamente in prima persona dalle protagoniste attraverso foto-cartelli.

Leggo che per le associazioni sensibili alla tematica c’è la possibilità di aderire e, senza esitare, mi confronto con le altre madri di Rinascere al Naturale Onlus e del Comitato per la Buona Nascita. Il parere è unanime, così come l’entusiasmo e la volontà di fare la nostra parte.

Così da subito siamo entrate nella famiglia delle madri attiviste che hanno curato l’iniziativa. Ricordo che, già nelle prime ore, era impressionante vedere quanto rapidamente aumentava il numero dei like alla pagina, e con esso cresceva la nostra emozione, il nostro entusiasmo.

12809705_264412523893923_500122196965867031_nInsieme ai like aumentava vertiginosamente il numero di messaggi privati con foto-cartelli da pubblicare. Tantissimi per tutto il giorno, uno per ogni manciata di secondi. Ma molti anche di notte. Storie evidentemente a lungo represse che ora finalmente trovavano una via di sfogo: il vaso di Pandora era stato scoperchiato!

12967430_264906437177865_7000965569865574935_oE ben presto, come per ogni fenomeno che irrompe prepotente e rompe gli equilibri, sono arrivate le critiche, le opposizioni, persino le offese da parte di chi a tutti i costi voleva dire che no, non ci credeva a tanta violenza, che il tale cartello era evidentemente opera di una squilibrata e le parole leggibili in tal’altra foto erano frutto di fanatismo, che di stupro proprio non si poteva parlare e che le autrici esageravano. Messaggi da moderare, da contenere, con una calma ed un equilibrio a volte difficili da trovare, perché le ferite di quelle donne che, in alcuni casi, venivano mostrate allora per la prima volta sanguinavano ancora, ed esposte ai commenti implacabili dei lettori sanguinavano due volte. Qualcuna non ce l’ha fatta, non era pronta, ed all’arrivo dei primi duri commenti ci ha chiesto di eliminare il suo foto-cartello.

Ma tanti, tantissimi, sono ancora lì, e tra essi anche qualcuno mio, delle mie socie, delle donne incontrate ed ascoltate in questi anni di volontariato ed attivismo. Tutti insieme, con quelli di centinaia di sconosciute, a testimoniare un fenomeno che non si può più ignorare. E sarebbero stati anche di più se la campagna non fosse durata solo quindici giorni, perché di messaggi privati con i foto-cartelli ne sono arrivati ancora tanti dopo il 19 aprile 2016.

12968186_266243983710777_5687610419553132899_oQuei cartelli, scritti da madri, da padri, ma anche da ostetriche, sono lì a ritrarre una realtà a lungo taciuta e negata, a dare finalmente voce e dignità ad un dolore represso. Sono lì a dire che attendiamo che chi ne ha le competenze apra gli occhi e trovi i mezzi per restituire finalmente il rispetto dei propri diritti e la bellezza del parto alle donne, alle madri, alle ostetriche ed agli operatori che credono nell’importanza di un’assistenza ostetrica rispettosa.

#Bastatacere è stata un’esperienza potente e travolgente. Per noi, uno sparuto gruppo di madri attiviste che ha avuto l’onere e l’onore di accogliere le storie delle madri italiane, ad un anno di distanza rimangono vive le emozioni di quelle due settimane intense. Da parte mia grande è la gratitudine per chi ha ideato e permesso questo miracolo di sorellanza, e ancor più grande quella per tutte le donne che hanno smesso di tacere.

Denise Montinaro

Basta tacere: un anno dopo…

LOGO NANAYOrmai da tempo noi ragazze fondatrici dell’associazione Nanay eravamo impegnate ad ascoltare le storie delle donne. I cerchi di condivisione avevano aperto la possibilità di creare uno spazio sacro, speciale in cui rifugiarsi e raccontare. Ci raccontavamo storie: storie di vita delle nostre gravidanze, dei nostri parti e di tutto quanto ruota attorno a questo mondo.

Si, perché la gravidanza non è un evento privato che pertiene alle madri, ma un mondo molto più ampio a livello sociale e che interessa molti, su vari livelli. Ma questa è un’altra storia… o forse no, visto che ci siamo rese conto che era necessario aprire questo spazio di libertà a molte più donne.

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Così, spinte dall’idea di Elena Skoko abbiamo deciso con lei di lanciare questa campagna e tentare pubblicamente di dar voce alle madri. Così ci siamo fotografate denunciando anche ciò che noi in prima persona avevamo vissuto e abbiamo chiesto alle donne e alle amiche più vicine se volevano farlo anche loro. E come se tutto fosse stato già lì, pronto per manifestarsi, le donne hanno iniziato a parlare.

È stata come un’onda che ci ha travolte, senza che noi ne avessimo realmente coscienza. In poche ore hanno iniziato ad inviarci messaggi con foto centinaia di donne con le loro storie e i loro mondi. Tutto è semplicemente accaduto, noi continuavamo a postare le immagini di donne che attraverso i loro cartelli denunciavano le violenze, gli abusi e quanto di più assurdo la mente umana possa concepire.

Noi da sole davanti ai nostri computer continuavamo a rispondere ai 100, 1000, 70.000 messaggi che le donne ci inviavano per raccontare finalmente a qualcuno cosa era realmente accaduto loro. Noi tutte come sotto un incantesimo, siamo state capaci di coordinarci senza dire nulla ma solo sintonizzandoci sul dolore di tutte.

È stata una settimana folle, in cui non riuscivo a dormire e mangiare per non togliere il tempo alla possibilità di rispondere e postare… era diventata la mia missione!20160413_172207

Ma realmente, non riuscivo a dormire e mangiare perché ero provata da quello che ascoltavo, il mio corpo era irrigidito su una sedia e avevo poca forza per fare qualunque altra cosa che non fosse rispondere e tentare di essere lì, presente, con tutta me stessa.

Inoltre ci dovevamo destreggiare anche con personaggi assurdi, che continuavano a fare scempio con commenti offensivi e posizioni ridicole. 

Non comprendo ancora bene cosa sia accaduto su un piano emotivo, so solo che alla fine della campagna tutto ciò che volevo era piangere, cantare e ballare…  l’ho fatto!

Grazie a tutte le donne che hanno creato questa onda meravigliosa, che nel dolore sono riuscite a tessere un altro piccolo lembo della storia che ci vuole protagoniste delle nostre vite.

Grazie a tutte,

con amore

Nadia, co-fondatrice dell’associazione Nanay

 

Buon Anniversario, #bastatacere

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Oggi celebriamo un anno dalla campagna “#bastatacere: le madri hanno voce”.

È iniziata a mezzanotte del 4 aprile 2016 ed è finita il 19 aprile alle 23.59. Quindici giorni di storie sulla violenza ostetrica, raccontate, lette, accolte e condivise con tutti dal vivo, ventiquattr’ore su ventiquattro. Migliaia di donne hanno deciso di non tacere più e hanno raccontato di abusi e mancanze di rispetto che hanno vissuto negli ospedali italiani durante il loro parto e la nascita dei loro figli.

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La campagna ha suscitato l’interesse della stampa che ha prodotto oltre 70 articoli sul tema. La notizia è stata coperta soprattutto da madri giornaliste. La stampa ufficiale, come le radio e le TV hanno taciuto. Il tam-tam delle madri che raccontavano le loro esperienze è stato tale che anche i tassisti di Roma ne erano a conoscenza. È noto che i tassisti sanno di tutte le cose importanti che succedono in giro, specialmente nella Capitale, dove per arrivare alle sedi del Governo, l’unico mezzo è, appunto, un taxi. Chi doveva sentire ha sentito, chi doveva rispondere ha taciuto. 

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“Ore 00.00 del 4 aprile 2016 cominciava un impresa, dolorosa, faticosa, insonne, fatta di ascolto, sorellanza, comprensione, empatia, amore, dove abbiamo chiesto alle madri di smettere di tacere, e ci doveva essere qualcuno disposto a accogliere chi a smesso di tacere, io c’ero e ho ascoltato, ancora mi fanno male le orecchie!”
Michela Cericco, presidente dell’ass. Goccia Magica. 

Sono state dieci le associazioni di madri che hanno promosso e gestito la campagna per tutta la durata ed oltre. Sono associazioni di cittadine, genitori e utenti del sistema sanitario nazionale che si occupano da anni del tema della buona nascita e delle inappropriatezze all’interno dell’assistenza alla maternità. Sono queste ed altre le associazioni nazionali che accolgono le madri con vissuti traumatici legati alla nascita e, tramite la condivisione di storie e informazioni, le aiutano a rimettersi in piedi e continuare a vivere e occuparsi dei loro figli e della loro famiglia. Perché le madri non hanno scelta. Alcune non ce la fanno. Il suicidio è una delle prime cause indirette di morte post-parto. La maggior parte si riprende da sola. E questo è il fenomeno più eccezionale che merita attenzione e onore. Come fanno le madri a superare non solo un evento così esigente e arduo come il parto in sé, ma in più un’assistenza che lascia danni fisici e psicologici a vita?

La questione non è quante sono state maltrattate, ma quante pur essendo state maltrattate hanno continuato a fare una vita “normale”. Durante la campagna mediatica #bastatacere migliaia hanno parlato, ma sono molte di più quelle che tengono ancora per sé il vissuto brutto per non “rovinare” il ricordo di un evento così bello come la nascita di una figlia o un figlio. 

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Alla fine della campagna abbiamo lanciato l’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia.

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Quello che abbiamo fatto in quei 15 giorni è stato raccontato nel “#Bastatacere report“, un opuscolo in formato PDF e stampabile in formato A4 che, in modo semplice e sistematico, racconta cosa è successo, come è successo e quale ne è l’eredità che rimane per i contemporanei e per i posteri.

Il report viene usato da ricercatrici, studiose, giornaliste e tutte le persone che si interessano dell’argomento della violenza ostetrica e dell’assistenza alla nascita. Il documento viene tutt’ora consegnato ai rappresentati dei cittadini e soprattutto ai sindaci (come nell’iniziativa “Il Camper Rosa delle madri”).

vipi12Il sindaco è autorità sanitaria locale. In questa veste, ai sensi dell’art. 32 della legge n. 833/1978 e dell’art. 117 del D.Lgs. n. 112/1998, può anche emanare ordinanze contingibili ed urgenti, con efficacia estesa al territorio comunale, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica.

Le madri continuano a raccogliere i vissuti di madri, padri e operatori nel questionario QuestOVO, dove è ancora possibile raccontare la propria storia in forma di dati e di contenuti discorsivi. QuestOVO chiuderà il 23 maggio 2017. Fino a questa data sarà possibile contribuire con la propria storia. I dati verranno elaborati e pubblicati.

Ci è stato detto che il fenomeno che l’Organizzazione Mondiale della Sanità chiama “abuso e mancanza di rispetto nel parto nelle strutture ospedaliere” in Italia non esiste – perché non ci sono i dati. Fino ad oggi 2.331 persone hanno partecipato a QuestOVO e hanno fornito dati che noi elaboreremo e consegneremo a chi di dovere. Con dialogo, atti concreti, la ricerca e l’advocacy abbiamo risposto all’invito dell’OMS. L’abbiamo preso alla lettera.

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Non sono solo le madri a fornire i dati qualitativi (in forma di parole) e quantitativi (in forma di numeri) sul fenomeno della violenza ostetrica in Italia, anche le università e i Collegi delle Ostetriche in tutta Italia stanno facendo ricerca sul fenomeno e producono dati che le istituzioni dovranno prendere in considerazione, visto che sono rimaste sorde e incredule nei confronti dei discorsi delle cittadine e utenti, chiamate anche “un gruppo di esaltate”. 

barbaralongofotoOVOItalia collabora con l’Università “Roma TRE”, l’Università di Milano, l’Università di Milano-Bicocca e l’Università di Salerno compartecipando alle tesi sul tema, aiutando le studentesse a produrre dati e a dare un senso a tutto quello che succede durante l’assistenza al parto. Una delle prime laureate sul tema ha studiato l’impatto della campagna #bastatacere sulle ostetriche e studentesse ostetriche, con risultati molto interessanti.

Per rispondere a chi vuole chiudere gli occhi, la bocca e le orecchie, possiamo dire che #bastatacere non è un’iniziativa di “un gruppo di esaltate”, ma una legittima e auspicata attività di advocacy.

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La nostra attività di advocacy non è arrivata soltanto alle orecchie dei tassisti di Roma, ma anche alla Camera dei Deputati, presso la Commissione Affari Sociali dove di recente si sono tenute le audizioni sul tema del parto in Italia e sulle varie proposte di legge – inclusa la nostra. Molte sono state le persone audite in merito, anche prima dell’audizione registrata (dietro la nostra richiesta), che potete vedere per intero qui sotto:

Durante le audizioni la Regione Emilia-Romagna è stata molto chiara nel sottolineare la necessità, da parte del Governo, di affrontare l’argomento della violenza nel parto in modo concreto e urgente. 

Noi siamo qui, come madri, come cittadine e utenti, un anno dopo la campagna #bastatacere, ancora unite nella rete nazionale e internazionale che porta avanti i discorsi e le storie di madri e padri davanti alle istituzioni e alla società civile.

Ringraziamo tutte le madri che hanno forza di proseguire in silenzio oppure raccontando. Noi vi onoriamo. 

Elena Skoko