Basta tacere: un anno dopo…

LOGO NANAYOrmai da tempo noi ragazze fondatrici dell’associazione Nanay eravamo impegnate ad ascoltare le storie delle donne. I cerchi di condivisione avevano aperto la possibilità di creare uno spazio sacro, speciale in cui rifugiarsi e raccontare. Ci raccontavamo storie: storie di vita delle nostre gravidanze, dei nostri parti e di tutto quanto ruota attorno a questo mondo.

Si, perché la gravidanza non è un evento privato che pertiene alle madri, ma un mondo molto più ampio a livello sociale e che interessa molti, su vari livelli. Ma questa è un’altra storia… o forse no, visto che ci siamo rese conto che era necessario aprire questo spazio di libertà a molte più donne.

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Così, spinte dall’idea di Elena Skoko abbiamo deciso con lei di lanciare questa campagna e tentare pubblicamente di dar voce alle madri. Così ci siamo fotografate denunciando anche ciò che noi in prima persona avevamo vissuto e abbiamo chiesto alle donne e alle amiche più vicine se volevano farlo anche loro. E come se tutto fosse stato già lì, pronto per manifestarsi, le donne hanno iniziato a parlare.

È stata come un’onda che ci ha travolte, senza che noi ne avessimo realmente coscienza. In poche ore hanno iniziato ad inviarci messaggi con foto centinaia di donne con le loro storie e i loro mondi. Tutto è semplicemente accaduto, noi continuavamo a postare le immagini di donne che attraverso i loro cartelli denunciavano le violenze, gli abusi e quanto di più assurdo la mente umana possa concepire.

Noi da sole davanti ai nostri computer continuavamo a rispondere ai 100, 1000, 70.000 messaggi che le donne ci inviavano per raccontare finalmente a qualcuno cosa era realmente accaduto loro. Noi tutte come sotto un incantesimo, siamo state capaci di coordinarci senza dire nulla ma solo sintonizzandoci sul dolore di tutte.

È stata una settimana folle, in cui non riuscivo a dormire e mangiare per non togliere il tempo alla possibilità di rispondere e postare… era diventata la mia missione!20160413_172207

Ma realmente, non riuscivo a dormire e mangiare perché ero provata da quello che ascoltavo, il mio corpo era irrigidito su una sedia e avevo poca forza per fare qualunque altra cosa che non fosse rispondere e tentare di essere lì, presente, con tutta me stessa.

Inoltre ci dovevamo destreggiare anche con personaggi assurdi, che continuavano a fare scempio con commenti offensivi e posizioni ridicole. 

Non comprendo ancora bene cosa sia accaduto su un piano emotivo, so solo che alla fine della campagna tutto ciò che volevo era piangere, cantare e ballare…  l’ho fatto!

Grazie a tutte le donne che hanno creato questa onda meravigliosa, che nel dolore sono riuscite a tessere un altro piccolo lembo della storia che ci vuole protagoniste delle nostre vite.

Grazie a tutte,

con amore

Nadia, co-fondatrice dell’associazione Nanay

 

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