Salerno: tesi sulla violenza ostetrica e l’impatto di #bastatacere

Il tema principale affrontato nella tesi è la violenza ostetrica, idea nata dopo aver assistito in prima persona durante l’attività di tirocinio a scene in cui le donne non sempre vengono rispettate e dopo aver ascoltato alcuni racconti dei loro parti precedenti.

Nella prima parte della tesi viene illustrato quali sono, secondo le raccomandazioni dell’OMS, le procedure da effettuare ed evitare durante l’assistenza al travaglio, al parto e al neonato dopo la nascita. Viene esaltata la figura dell’ostetrica, in quanto essa è la professionista che si occupa, dall’inizio alla fine, dell’assistenza alla partoriente e al neonato sano, e le è affidato, inoltre, il compito di promuovere l’allattamento al seno e il contatto precoce tra madre, padre e neonato.

Nella seconda parte della tesi, invece, viene descritto il fenomeno della violenza ostetrica. Un fenomeno nuovo, ancora sconosciuto molte volte, che ci permette di capire perché è importante salvaguardare la fisiologia della nascita e quanto un trauma al momento del parto può essere ricordato dalla donna per sempre.

Nella terza parte, invece, vi è una descrizione dei dati raccolti dall’Osservatorio Violenza Ostetrica e la nascita della mia ricerca avendoli come punto di riferimento.

Nella mia ricerca, condotta nell’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno, sono state intervistate puerpere che hanno avuto un parto vaginale, le ostetriche e le studentesse ostetriche. Alle puerpere è stato chiesto, mediante la compilazione di un questionario, di raccontare l’esperienza del parto attuale o passato e se in una di queste due hanno subito un’assistenza irrispettosa. Sono andata a valutare, qualora avessero subito delle procedure “medicalizzate”, se nel complesso riferiscono un’esperienza di parto positiva o negativa e se tali procedure possono essere considerate lesive della propria dignità.

Alle ostetriche e alle studentesse ostetriche invece, sempre mediante la somministrazione di questionari, è stata chiesta qual’è la conoscenza del fenomeno della violenza ostetrica; quali sono, secondo loro, le pratiche che possono essere considerate irrispettose e se durante il loro lavoro/tirocinio hanno assistito a comportamenti irrispettosi nei confronti delle donne.

Il campione analizzato in questa ricerca comprende 24 Ostetriche (4 hanno rifiutato di partecipare), 70 studentesse ostetriche e 85 donne.

Per comprendere al meglio ogni singolo fattore studiato ho deciso di effettuare una valutazione generale, e cioè mettere insieme i dati dei tre campioni studiati, non analizzandoli come singoli.

Trengafoto1.jpgHo evidenziato che, valutando le risposte alla domanda “Ha mai conosciuto donne che hanno vissuto un’esperienza di parto negativa?”, rivolta alle ostetriche/studentesse, il 93,62 % di esse ha risposto “Si”. Questo dato è interessante, perché andando poi a valutare le risposte delle donne ho cercato di capire, quante di esse dichiarino davvero di aver vissuto un’esperienza negativa.

Da questo dato ho poi analizzato la conoscenza del fenomeno violenza ostetrica. L’83,33% delle ostetriche dichiara di conoscere tale fenomeno, l’87,14% delle studentesse anche. Da questo possiamo evincere che il fenomeno della violenza ostetrica è ben conosciuto all’interno di questi due campioni.

 

Successivamente ho analizzato il grado di conoscenza della campagna mediatica “#Bastatacere“, dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica e della dichiarazione dell’OMS del 2014 relativa alla “prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere”.

Il 62,77% dichiara di conoscere la campagna mediatica “#bastatacere”, il 41,49% è a conoscenza dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica e il 30,85% di esse non conosce la dichiarazione dell’OMS del 2014, la restante parte dichiara di conoscerla (24,47%) o di conoscerla vagamente (42,55%).

 

Da questi dati possiamo evincere che c’è una buona conoscenza sia del fenomeno sia di questa campagna mediatica, nata al fine di ridurre l’incidenza di tale fenomeno.

Per rendere possibile la valutazione della frequenza di tale fenomeno all’interno dell’Ospedale San Giovanni Di Dio e Ruggi D’aragona, è stato richiesto alle ostetriche e alle studentesse se avessero personalmente assistito, durante la carriera universitaria/lavorativa, ad atti riconducibili a violenza ostetrica.

E’ stato rilevato che il 50% delle ostetriche riferisce di assistere raramente ad atti riconducibili a violenza ostetrica e l’8%, invece, dichiara di non aver mai assistito a questo tipo di atti. Contrariamente il restante 42% dichiara di assistere a fenomeni di violenza ostetrica: il 13% di esse quasi tutti i giorni, il 21% in media una volta a settimana e l’8% in media una volta al mese.

 

Andando poi a valutare le risposte delle studentesse ostetriche è evidente come i risultati si discostano molto da quelli delle ostetriche. Esse dichiarano di assistere ad atti riconducibili a violenza ostetrica nel 68,57% dei casi (il 17,14% quasi tutti i giorni, 34,29% una volta a settimana e il 17,14% una volta al mese), solo il 24,29% dichiara di assistere raramente e solo il 5,71% mai.

Da questi dati si evince che le studentesse, attraverso il percorso di studi universitario, sono maggiormente consapevoli dei comportamenti riconducibili a pratiche ben lontane dalle best practice dell’assistenza e che quindi possono essere identificati come episodi di violenza ostetrica.

Questa discrepanza può essere anche riconducibile al mancato aggiornamento professionale che dovrebbe essere effettuato continuamente dalle ostetriche stesse come si evince anche dal comma 4 del decreto ministeriale 740 del 94’: “L’ostetrica/o contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all’aggiornamento relativo al proprio profilo professionale e alla ricerca.[1]

 

Dai dati emerge la consapevolezza del fatto che la violenza ostetrica viene esercitata sia da professionisti medici che sanitari coinvolti nella nascita.

Trengafoto12Oltre a questo è stato chiesto alle ostetriche e alle studentesse di contrassegnare le esperienze che risultano, secondo il loro parere, riconducibili al fenomeno violenza ostetrica. I risultati sono conformi al significato attribuito al suddetto termine.

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Successivamente ho eseguito la valutazione per comprendere se le pratiche sconsigliate dall’OMS siano considerate tali anche dalle ostetriche e capire, grazie alle testimonianze delle donne, se queste pratiche vengono comunque eseguite e con quale frequenza. Dai risultati si evince che, nonostante il riconoscimento da parte delle ostetriche nel considerare alcune pratiche da sconsigliare, le donne hanno testimoniato di aver subito la maggior parte di esse, alcune addirittura con percentuali elevate. Un esempio lampante è dato dal 46% di donne che hanno subito la pratica dell’episiotomia e dal 33% che ha subito la manovra di Kristeller, entrambe pratiche altamente sconsigliate.

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Nonostante questo, le donne intervistate non considerano lesive per la propria dignità tali pratiche che però, per la loro frequenza, potrebbero essere attribuibili ad una eccessiva medicalizzazione.

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Un altro fattore che emerge dalla mia analisi è il non rispetto del primo contatto tra madre e neonato; le donne riferiscono di aver potuto effettuare il contatto pelle-pelle solo per 5 minuti (in media) e di aver raggiunto il nido dopo 9 ore (in media). La problematica alla base è la distanza logistica presente tra il reparto di ostetricia e il nido che reca maggiore difficoltà alle donne nel raggiungimento dei propri bambini.

Questo ci fa capire la scarsa promozione all’allattamento presente all’interno di questo ospedale infatti, il consiglio prevalente da parte delle donne, riguarda la necessità dell’introduzione del rooming-in.

Dai dati si può, inoltre, concludere che la maggior parte delle donne non considera né irrispettose né lesive alcune pratiche che l’OMS non raccomanda, anzi consiglia di evitare. Questo può essere dovuto alla scarsa informazione da parte delle donne sulle pratiche legate all’assistenza alla nascita, soprattutto per le donne che non hanno effettuato un corso di accompagnamento alla nascita. Il più delle volte queste pratiche sono vissute come un “aiuto”.

In conclusione, gli sforzi verso una maggiore umanizzazione dell’evento nascita, il rispetto dei tempi fisiologici e dei bisogni della donna, dall’inizio della gravidanza al parto, sono più che attuali. Inoltre, un continuo aggiornamento sulle evidenze scientifiche e le migliori pratiche da parte degli operatori è oltremodo necessario, incluso il rapporto con le partorienti che non può prescindere dal rispetto dei loro diritti fondamentali.  Il modello di assistenza basato sull’ostetrica (midwifery model of care) e l’approccio personalizzato e continuativo (one-to-one), proposti dall’OMS, avendo migliori esiti di salute e sicurezza per la madre e il bambino, dovrebbero essere promossi dal Servizio sanitario nazionale e regionale, in collaborazione con la Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche. I corsi di accompagnamento alla nascita condotti da ostetriche, nell’ambito dei servizi consultoriali, hanno dimostrato di essere il metodo più efficace nella preparazione delle donne al parto, con migliori esiti di salute e consapevolezza. Una proposta aggiuntiva potrebbe essere l’ambulatorio della gravidanza fisiologica oppure un punto di informazione on line gestito da ostetriche, in modo da offrire alle donne la possibilità di accedere più facilmente e più velocemente alle informazioni necessarie, avendo come punto di riferimento una professionista pronta a rispondere alle sue richieste.

MariellaTrengaIn quanto nuova ostetrica, che inizia ad affacciarsi al mondo della nascita sento l’urgenza di affrontare la mia professione con maggiore scienza e coscienza, considerando il proprio lavoro come una vera missione da portare a termine quotidianamente, riponendo PIU’ AMORE E PASSIONE ALL’INTERNO DELLA PROPRIA ASSISTENZA.

Riassunto della tesi di Mariella Trenga, presso l’Università degli Studi di Salerno, 2017. Relatrice dott.ssa Rosa Rita Oro. 

(c) Mariella Trenga. Tutti di diritti sul testo, sulle infografiche e sulle foto sono riservati e sono da considerarsi proprietà dell’autrice. 

 

 

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