L’ulivo di #bastatacere

Foto di Laura Camia. Grazie, Laura!

Sono passati tre mesi dall’annuncio dei primi dati nazionali (Doxa-OVOItalia) sulla violenza ostetrica. In questi giorni finisce la nostra campagna di comunicazione dei dati.

Ringraziamo tutte le persone che hanno contribuito e sostenuto il nostro lavoro. Ringraziamo soprattutto le associazioni La Goccia Magica di Genzano di Roma, in particolare la presidente Michela Cericco, e CiaoLapo di Prato e la fondatrice dott.ssa Claudia Ravaldi. Sono le persone che non solo hanno creduto nella capacità delle madri di sensibilizzare, organizzarsi, produrre dati, ma hanno creduto tanto da mettere le mani nella tasca e finanziare una ricerca, la migliore che il mercato della ricerca potesse offrire. Le testimonianze non bastavano. La parola delle donne per l’ennesima volta non veniva creduta. Le istituzioni hanno chiesto i dati ma non hanno voluto finanziarli. I dati auto-prodotti non avevano valore e autorevolezza. 

Allora ci siamo rivolte all’istituto Doxa, la prima agenzia di indagini statistiche in Italia, fondata nel 1946, e leader nel settore. Quando i dati sono usciti, sono stati contestati. La Doxa ha dovuto pubblicare la nota metodologica per giustificare l’indagine demoscopica sul tema.

Ad oggi, nessuna istituzione regionale o nazionale si è pronunciata sui dati. Abbiamo sfondato il “tetto di cristallo”. I giornali e le riviste hanno scritto, ci sono state interviste in TV, l’opinione pubblica e, sopratutto le donne, sono state informate. Adesso non si può non sapere che le madri, come emerge dai dati, riferiscono che in 21% hanno subito violenza ostetrica e in 41% hanno visto al propria dignità e integrità psicofisica violata. Una donna su tre non si è sentita coinvolta e una donna su tre ha partorito col cesareo. La metà delle partorienti subisce l’episiotomia (54%), al 61% di loro non viene chiesto il consenso informato. “Perché non serve”, affermano alcune categorie di fornitori di assistenza.

Sebbene nessuna istituzione preposta alla tutela delle utenti si sia pronunciata sul fenomeno e sui dati, OVOItalia, insieme all’istituto Doxa, a La Goccia Magica e a CiaoLapo hanno ricevuto una lettera di diffida da parte dell’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI), pubblicamente diffusa. In questa lettera “si diffida ad astenersi dal riportare ogni espressione, suggestione, ricostruzione fuorviante e denigratoria in merito all’assistenza al parto in Italia, ad astenersi da ogni offesa e condotta diffamatoria e lesiva dell’onore e della dignità degli ostetrici-ginecologi. Si chiede la pronta rettifica di tutte le affermazioni errate, distorte, censurabili da voi diffuse e che certo non giovano ad avere un clima disteso nei nostri ospedali e nelle nostra sale parto.” Alla diffida abbiamo risposto con una lettera dei nostri legali in cui ci dissociamo dalle accuse e inesattezze espresse e ribadiamo il diritto dei cittadini, incluse le donne, alla parola e alla partecipazione attiva al sistema sanitario nazionale nell’ottica del miglioramento.

In nessun momento le azioni e le comunicazioni di OVOItalia sono state indirizzate contro una categoria specifica di fornitori di assistenza, consapevoli del fatto che abbiamo di fronte un problema a più livelli: interpersonale, di struttura e di sistema. Si tratta anche di un problema culturale. La violenza ostetrica è considerata “normale”, persino da molte donne e dalle loro famiglie. Persino dai tribunali. La nostra posizione e tutte le nostre azioni derivano dallo studio incessante e dalla ricerca minuziosa e internazionale sul fenomeno.

Durante la conferenza stampa, tenutasi in data 20 settembre 2017 al Palazzo delle Esposizioni di Roma (grazie al nostro sponsor della giornata Acqua & Sapone), abbiamo messo in atto una “performance”, ideata da Elena Skoko e realizzata con l’aiuto di Irene Raparelli e del pubblico in sala. Abbiamo affittato un ulivo – segno di pace, di resilienza materna secolare, di appartenenza al territorio, di collettività. Sotto all’ulivo, le piante di peperoncino. All’ulivo le persone hanno consegnato le loro testimonianze, perché alle istituzioni non hanno potuto, e tutt’ora non possono farlo senza rischiare denunce di vario genere. Eppure sono solo le madri e le loro testimonianze che potranno cambiare le cose. I dati sono la conferma di quello che le donne hanno denunciato nella campagna #bastatacere, sono la conferma di quello che hanno riferito nel nostro questionario QuestOVO (ancora in fase di elaborazione), sono la conferma di quello che le donne ora dicono apertamente, sempre più consapevoli dei propri diritti, anche in sala parto.

In questi giorni il Collegio delle Ostetriche di Bolzano si è pubblicamente schierato dalla parte delle donne per affrontare apertamente la questione della violenza ostetrica ed è sotto attacco.

Cosa ci rimane da fare? Care donne, madri e utenti del servizio sanitario regionale e nazionale, siete anche cittadine con il diritto di voto. Fate sentire la vostra voce ai vostri rappresentati che in questi giorni iniziano a costruire i loro programmi per le prossime elezioni. Potete stampare i seguenti documenti e consegnarli ai vostri rappresentanti:

Esprimete loro il vostro desiderio di partecipare ai tavoli decisionali. Fate sapere loro che le madri vogliono essere invitate a tavola, non stare sul menù, soprattutto come “materia prima” per l’economia sanitaria.

Sappiate che ogni altro “stakeholder” ha la sua lobby presso le istituzioni. OVOItalia porta avanti i diritti delle madri, e in questa veste facciamo anche le “lobbiste”, in modalità di dono. Le madri hanno capacità di pressione incredibili, perché gli interessi che portano sono gli interessi dei loro figli e figlie, delle loro famiglie e della collettività. “Vorrei che non succedesse ad un’altra donna” è il “mantra” ricorrente nelle vostre testimonianze. Oggi abbiamo capito che nessuno starà dalla parte delle donne e madri se non lo facciamo noi stesse. Si chiama empowerment e non è soltanto una parola scritta nei documenti dell’ONU e dell’OMS.

Non volete occuparvi di politica? Benissimo. Parlate con altre donne. Chiedetegli di raccontare il loro parto, questo vale anche per le nonne. Parlatene nei luoghi privati e in quelli pubblici. Organizzatevi in associazioni o in gruppi informali. Chiedete informazioni ai consultori. Chiedete informazioni agli ospedali, i quali hanno il dovere della trasparenza. Parlate con il vostro ginecologo o ginecologa, chiedetegli se condivide la posizione ufficiale dei propri organismi di rappresentanza. Scrivete al Ministero della Salute, alla Regione, ai Collegi delle Ostetriche, agli Ordini dei Medici, ai giornali. Organizzate convegni e invitateci.

Noi abbiamo accolto le vostre storie. Abbiamo fatto ricerca. Abbiamo prodotto i dati e li abbiamo diffusi. Ci impegniamo costantemente per sensibilizzare le istituzioni sul tema. Il vostro partecipazione è cruciale. Avete bisogno di una mano? Contattateci: bastatacere.ovoitalia@gmail.com

Cosa possono fare le istituzioni e i rappresentanti di categoria? Coinvolgeteci. Abbiamo tante proposte: formative, informative, creative. Siamo iscritte all’Albo degli Esperti e Collaboratori dell’Agenas, siamo medici formatori, siamo utenti esperte. Siamo pronte. Stiamo soltanto aspettando una vostra chiamata. La nostra email non serve soltanto a mandarci lettere di diffida.

Ignorare le utenti, fare finta di niente, improvvisare soluzioni, intimare le donne di tacere, diffamarci pubblicamente, lanciarsi nelle minacce legali non è un approccio costruttivo. Insieme possiamo fare di meglio, per il bene di tutti, soprattutto madri e neonati.

Buon Natale. Possa il Nuovo Anno portare luce e serenità nei nostri ospedali e nelle nostre sale parto.

Elena Skoko

 

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