La politica delle madri

Di recente, come Osservatorio sulla Violenza Ostetrica, abbiamo commissionato un’indagine alla Doxa, sulle esperienze di parto delle donne in Italia.

Abbiamo scoperto che il 21% di madri è consapevole di aver subito violenza ostetrica alla nascita del primo figlio. 4 su 10 ha visto lesa la propria dignità e integrità psicofisica, un terzo non si è sentita coinvolta nelle decisioni durante l’assistenza, il 32% ha partorito con il cesareo e il 54% con l’episiotomia. Insomma, le madri escono dall’ospedale con il marchio di fabbrica: tagliate, o sopra o sotto.

Il 6%, traumatizzate dall’assistenza, rinuncia ad avere altri bambini, il che si traduce in 20.000 nascite in meno ogni anno. Con questi dati abbiamo raggiunto 24 milioni di persone in Italia. La nostra campagna si è conclusa.

Le istituzioni hanno sentito, ma tacciono. Abbiamo capito che si tratta di una questione che le madri devono risolvere in prima persona. Abbiamo capito che le madri non hanno rappresentanti nelle istituzioni. Abbiamo capito che, per far sentire la nostra voce, dobbiamo entrare in politica in prima persona.

Oggi, una di noi, Alessandra Battisti, si candida alle elezioni regionali del Lazio. 

empowerment-01.png

All’inizio non era un passo facile, perché la politica ci sembrava brutta, sporca e cattiva. Poi, nel 2016, abbiamo collaborato sulla proposta di legge per il rispetto nella nascita, firmata dall’On. Adriano Zaccagnini.

Di seguito alla pubblicazione della proposta di legge abbiamo promosso la campagna social #bastatacere: le madri hanno voce, sugli abusi e maltrattamenti nel parto.

In soli 15 giorni la campagna è diventata virale, con migliaia di testimonianze, oltre 21 mila like e una diffusione mediatica spontanea che superava 70 articoli e interviste. Era una cordata di circa 30 associazioni.

La voce delle donne non era sufficiente, ci hanno chiesto i dati. Ma i dati non si producono da soli. Allora, le madri si sono messe le mani in tasca. Hanno finanziato la ricerca scientifica, hanno finanziato la comunicazione, ed ora continuano a fare advocacy coinvolgendo la politica, in tutte le sue forme.

Quando parliamo dell’ambiente, ci viene spontaneo parlare di Madre Natura, ma la parola “madre”, intesa come umana, non riesce ad uscire dalla bocca della politica, della scienza, dell’opinione pubblica… senza essere ridicolizzata, sfruttata per secondi fini, infantilizzata, oppure attaccata direttamente senza mezzi termini. È una parola che mette a disagio, non sappiamo che pensare e che dire, per quanto è ormai complessa. Una cosa è certa, non potremmo mai onorare la Madre Terra senza onorare le nostre stesse madri.

Su di loro ricade tutto il lavoro di riproduzione e di cura, dei bambini, degli anziani, della collettività. È un lavoro invisibile che, se fosse calcolato, occuperebbe il 50% del PIL. La politica si guarda bene dal calcolarlo, pur avendone i mezzi, perché rendere visibile il valore economico della cura, messa in pratica prevalentemente da donne ma anche da uomini, renderebbe visibile lo sfruttamento sul quale poggia la nostra società.

La maternità oggi in Italia non è tutelata e non è rispettata. Le donne vengono messe alla gogna come escono i dati dell’ISTAT. Sono definite vecchie, malate, ignoranti e inconsapevoli. Il linguaggio delle madri è fatto di metafore. Le donne usano i loro corpi come metafore. Ogni anno questi corpi fanno uscire allo scoperto, tramite i dati annuali dell’ISTAT, uno “sciopero dell’utero”, messo in atto sistematicamente. Ogni anno mancano circa 12.000 nascite in Italia.

Perché le donne non vogliono avere figli? Perché non è un mondo a misura di bambini e di bambine. Non è un mondo a misura di madri. Un mondo così non è degno di essere riprodotto.

Non vi è nulla di “naturale” nella maternità, non è “istintiva” e nemmeno “spontanea”. La maternità è un costrutto sociale e culturale, partiene alla collettività che misura il suo grado di civiltà per come tratta le madri e i bambini.

Una donna che decide di diventare madre oggi, cessa di essere donna, perde i propri diritti di cittadina, perde il lavoro, viene discriminata, condannata alla solitudine e alla manipolazione, esposta alla violenza domestica e sociale, che si aggrava proprio dal momento della gravidanza.

Assicurare alle madri l’indipendenza economica deve essere una priorità per lo Stato. Valorizzare il lavoro delle madri deve essere sui nostri programmi politici, perché si tratta di un lavoro non pagato ma dato per scontato. Il rispetto dei diritti umani nella maternità e nascita deve essere un tema privilegiato dalle nostre istituzioni.

Non significa fare in modo che le donne siano reinserite nel mondo del lavoro il prima possibile, come se l’unico lavoro fosse solo quello retribuito. Dobbiamo uscire da questo sortilegio.

Ecco, il lavoro riproduttivo, per esempio, ha bisogno di altri tempi e altre modalità. Non funziona a comando o per dovere o negli interstizi tra gli orari feriali e il collasso dovuto alla stanchezza e alla preoccupazione. Insomma, l’etica assolutista del lavoro rischia di condannare gli uomini e le donne a una vita senza piacere. E senza piacere, i bambini non vengono.

Lo stesso vale per la maternità e nascita, bisogna dare il tempo ai bambini di nascere, e alle madri e ai padri di adattarsi ai nuovi ruoli. Valorizzando economicamente questo loro lavoro, facilitando tempi di lavoro ridotti ma ben retribuiti, favorendo un reddito di base, che garantisce a tutti una vita dignitosa, noi possiamo restituire la dignità alla genitorialità.

Il lavoro di riproduzione (del capitale umano, se vogliamo proprio dirlo), messo in atto da madri e padri, che danno vita, curano e educano i propri figli e figlie, i quali si mettono a disposizione della società, una volta adulti, è offerto gratuitamente. Dunque, l’istituzione di un reddito di base non sarebbe un atto di beneficienza, ma il riconoscimento per un lavoro fatto, tangibile e potenzialmente replicabile.

Le madri sono anche produttori diretti di alimenti, del latte materno. Anche questo viene ostacolato e offuscato dal mercato e dall’indifferenza delle istituzioni. Eppure, il valore di un litro di latte umano donato nel mercato europeo è di 130 Euro. Quando allatta, una donna produce un litro di latte al giorno. Io ho allattato per 4 anni e mezzo e ho prodotto un valore di 275.000 euro. Siccome si trattava di un passaggio dal produttore al consumatore, questo mio lavoro si misura in dobloni d’amore.

Il lavoro materno educativo, svolto anche dai padri, in particolare nei primi anni di vita, è indispensabile per far crescere un cucciolo umano. Come umano e non come un robot.

Poi c’è il lavoro di cura degli anziani, che se non passa per le mani delle figlie (e figli), passa per le mani delle madri e figlie di altri, in una catena di cura internazionale, a carico delle famiglie, in particolare delle donne.

La maternità non deve essere un peso, per donne e per uomini, non deve essere un obbligo: morale o sociale che sia. Deve essere una scelta, non una condanna. È un dono, non un sacrificio. Tutta la società se ne deve assumere la responsabilità, perché tutta la società ne ricava i benefici.

I nostri discorsi possono sembrare marginali. Cosa c’entra la nascita e la maternità con la politica? La nascita è il pilastro dell’economia sanitaria. È il primo e il terzo posto per i rimborsi che ricevono gli ospedali dal servizio sanitario. La sanità occupa l’80% del budget regionale. Per non parlare di tutta l’industria che gira intorno alle madri e ai bambini. Possiamo avere almeno il diritto al discorso?

Le madri oggi sono trattate come oggetti, non soggetti. Se le donne si rendessero conto che sono materia prima – degli ospedali, come della società – succederebbe una rivoluzione.

Ebbene, la rivoluzione delle madri è già in corso. Se non ve ne siete accorti, è perché il linguaggio delle madri – come il linguaggio della Terra – è stato oscurato.

Abbiamo bisogno di una politica materna. Una politica che crea uguaglianza tra uomini e donne, perché figlie e figli di una madre sono tra loro uguali.

Una politica costruita sul modello delle cure materne è una politica che crea prosperità, abbondanza e giustizia per tutti; ridona la dignità a chi è nato qui e a chi vi arriva, perché nel mondo delle origini, l’ospitalità è sacra.

Una società basata sui valori materni è una società che non disperde le proprie energie, non crea spreco, non gioca con la pelle degli altri ma crea individui e comunità autonome e indipendenti, capaci di relazionarsi con gli altri e con il mondo, capaci di dono e anche di commercio, dotati di creatività e intraprendenza innata e imparata, nel rispetto delle culture, della natura e della pace.

Negli anni passati, vi è stato il movimento delle donne, che si è espresso nel femminismo e nell’ecofemminismo. La politica ha fatto di tutto per mettere a tacere entrambi, rendendosi irrispettosa, incompetente e priva di amore. Le donne hanno cercato di svincolarsi dall’idea di maternità passiva e buonista, ma ancora oggi non riusciamo a pensarla diversamente. La parola “maternità” è mielosa a destra e acida a sinistra. Ma le madri tirano sù nello stesso modo figlie e figli, di destra e di sinistra e nessuna fazione gliene rende il giusto merito.

Siamo pronti a reinserire l’amore, il rispetto e la competenza nei nostri discorsi? Io lo spero, perché senza questi ingredienti del tessuto sociale ci rimane solo lo scheletro.

Elena Skoko

Annunci

Alessandra Battisti, candidata di OVOItalia alle regionali del Lazio 2018

benessere_nascita-01

Siamo liete di annunciare la candidatura di Alessandra Battisti, madre attivista e avvocato, co-fondatrice dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia), membro fondatore del Comitato per il Rispetto dei Diritti dei Neonati (CoRDiN) e collaboratrice del prof. Salvatore Bonfiglio alla cattedra del Diritto costituzionale italiano e comparato all’Università “Roma Tre”.

OVOItalia è stato invitato a partecipare ai tavoli tematici del “Comitato Zingaretti“, che ha espresso interesse nel tema della violenza ostetrica, soprattutto all’interno del Tavolo Donne. Abbiamo portato le istanze delle madri e dei neonati, il Report #bastatacere e il dati Doxa-OVOItalia sull’assistenza alla nascita in Italia. Abbiamo trovato ascolto e sincero interesse, anche nello sviluppare progetti concreti per il contrasto alla violenza ostetrica, come forma di violenza di genere.

Successivamente, ci è stato chiesto di portare avanti questi temi con la candidatura alle prossime elezioni regionali del Lazio, che si terranno il 4 marzo 2018, all’interno della Lista Civica Zingaretti Presidente. Era una richiesta inaspettata… Abbiamo deciso di candidare Alessandra Battisti, con la quale in questi anni abbiamo condiviso tutto il percorso di advocacy sui temi dell’umanizzazione delle cure, dei diritti umani nel parto, dell’abuso e mancanza di rispetto nel parto nelle strutture ospedaliere e della violenza ostetrica.

Sei non sei invitata a tavola, sei sul menù. Noi abbiamo colto l’invito.

Schermata 2018-02-05 alle 16.42.58
Link all’intervista su Radio Radicale:
https://www.radioradicale.it/scheda/532644/elezioni-regionali-nel-lazio-intervista-ad-alessandra-battisti