“Le discriminazioni contro le donne nella legge e nella pratica” OHCHR (ONU)

Schermata 2018-04-10 alle 10.11.28Le discriminazioni contro le donne nella legge e nella pratica
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convegno- 6 aprile 2018-BIS

I promotori dell’evento

Il convegno è stato promosso ed organizzato dal Prof. Bonfiglio, dall’Avv. Alessandra Battisti e dalla Dott.sa Elena Skoko, rispettivamente Direttore e membri dell’Unità di Ricerca sui Diritti Umani nella Maternità e Nascita (DUMN).

L’Unità di Ricerca DUMN raccoglie l’invito dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad effettuare ricerca sul fenomeno dell’abuso e maltrattamento delle donne durante l’assistenza alla nascita che integra una violazione dei diritti umani delle donne con conseguente messa in pericolo del diritto alla vita.

Schermata 2018-04-10 alle 10.37.41Nel convegno è stata presentata la versione italiana del “Rapporto del Gruppo di Lavoro Gruppo di Lavoro delle Esperte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani sul tema della discriminazione contro le donne in relazione alla salute e alla sicurezza” ed è intervenuta, in qualità di relatrice, Federica Donati dell’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (OHCHR) dell’ONU.

Al convegno sono intervenuti il Rettore dell’Università “Roma Tre” Luca Pietromarchi, il Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche Francesco Guida, Roberta Adelaide Modugno, professore associato di Storia delle Dottrine Politiche e coordinatrice del curriculum di Studi di Genere del Dottorato di ricerca in Scienze Politiche, insieme al prof. Salvatore Bonfiglio, professore di Diritto Costituzionale e Comparato ed Alessandra Battisti e Elena Skoko, libere ricercatrici dell’Unità di Ricerca “Diritti Umani nella Maternità e Nascita”, Laboratorio Multimediale di Comparazione Giuridica, Dipartimento di Scienze Politiche, Università degli Studi “Roma TRE.

Come sancito nella Costituzione dell’OMS, la sanità di tutti i popoli è una condizione fondamentale della pace del mondo e della sicurezza; essa dipende dalla più stretta cooperazione possibile tra i singoli e tra gli Stati.

L’Unità di ricerca DUMN, Diritti Umani nella Maternità e Nascita: motivi di innovazione giuridico-scientifica

L’Unità di ricerca sui Diritti Umani nella Maternità e Nascita all’interno del Dipartimento di Scienze Politiche rappresenta un elemento di significativa innovazione:

  1. Le pratiche di assistenza alla nascita sono strettamente collegate alla tutela dei diritti fondamentali della persona umana.
  2. Molteplici studi internazionali hanno posto in luce come la violazione dei diritti delle donne nell’assistenza alla nascita si possa qualificare come una violenza di genere.
  3. L’assistenza alla nascita non si risolve in una mera questione medica, ma determina ricadute sull’intera collettività sia in termini di salute, sia in termini di natalità/denatalità.
  4. Gli esiti di salute di madre e bambino hanno un impatto significativo sulla sostenibilità dei sistemi sanitari.
  5. In Italia ad esempio l’inchiesta Balduzzi (2013) ha dimostrato come i tagli cesarei privi di giustificazione medica producano un danno erariale di circa 80 milioni di Euro per lo Stato Italiano.
  6. Inoltre l’aumento progressivo del contenzioso medico legale e della medicina difensiva hanno generato sacche di inappropriatezza che ledono il diritto alla salute, producono danni alle persone che ulteriormente aggravano il contenzioso e compromettono la possibilità di autentiche alleanze terapeutiche tra pazienti e operatori sanitari. Questi ultimi lavorano spesso in condizioni di estremo disagio, rischiando a loro volta una grave compromissione della salute psico-fisica nei luoghi di lavoro. Questo contesto è alla base di un circolo vizioso che mina l’efficacia e l’efficienza del sistema sanitario nazionale.
  7. Le questioni inerenti le politiche sanitarie hanno una valenza giuridica oltre che medica e un respiro internazionale visto che l’OMS pone la tutela della salute a fondamento della pace e sicurezza nel mondo.
  8. Le donne che hanno bisogno di accedere alle cure spesso subiscono forme multiple e trasversali di discriminazione collegate ai cicli biologici femminili, come evidenziato dal Gruppo di Lavoro dell’Altro commissariato per i Diritti Umani, in particolare durante la gravidanza, il parto e il puerperio.

Finalità del Convegno del 6 aprile 2018 

L’iniziativa è volta a presentare il documento del Gruppo di Lavoro delle Esperte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani sul tema della discriminazione contro le donne in relazione alla salute e alla sicurezza.

In particolare Alessandra Battisti ed Elena Skoko hanno realizzato la traduzione in Italiano del Rapporto del Gruppo di Lavoro, che è stata pubblicata sul sito dell’Alto Commissariato, OHCHR (ONU).

L’attività di traduzione è stata effettuata previo consenso della coordinatrice del Gruppo di Lavoro e con la finalità di dare massima diffusione del rapporto nel territorio nazionale.

Alessandra Battisti, avvocato del Foro di Roma ed Elena Skoko, traduttrice e ricercatrice indipendente, svolgono da anni attività di advocacy sul diritto alla salute nel percorso nascita, promuovendo il rispetto delle raccomandazioni e degli standard internazionali di qualità e sicurezza delle cure nel rispetto dei diritti umani. Hanno già tradotto due Dichiarazioni dell’OMS entrambe pubblicate sul sito istituzionale dello stesso.

Il Gruppo di Lavoro sulle discriminazioni contro le donne nella legge e nella pratica

L’istituzione del Gruppo di Lavoro nel 2010 è stata una pietra miliare sul lungo percorso della parità tra uomini e donne. Il Gruppo di lavoro ha l’obiettivo di identificare, promuovere e scambiare punti di vista, in consultazione con gli Stati ed altri attori, sulle buone pratiche volte all’eliminazione di leggi discriminatorie nei confronti delle donne.
Il Gruppo di lavoro ha il compito di predisporre un compendio di buone pratiche e di favorire il dialogo sul tema ed è composto da cinque membri incaricati dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU.

Sintesi dei contenuti del Rapporto del Gruppo di Lavoro sulla Discriminazione contro le donne nella legge e nella pratica in riferimento alla salute e alla sicurezza

Il rapporto del Gruppo di Lavoro evidenzia come la strumentalizzazione dei corpi delle donne sia al centro della discriminazione contro le donne, ostacolando la realizzazione del più elevato livello di salute raggiungibile.

Il godimento non discriminatorio del diritto alla salute da parte delle donne deve essere autonomo, effettivo ed accessibile e lo Stato ha la responsabilità primaria di rispettare, proteggere e realizzare il diritto alla salute delle donne nella legge e nella pratica, anche quando i servizi sanitari sono erogati da privati.

L’eguaglianza sostanziale nel settore della salute e della sicurezza richiede un trattamento diversificato. Nel corso del loro ciclo vitale, dall’infanzia all’età avanzata, le donne presentano necessità di salute e vulnerabilità che sono distintamente diverse da quelle degli uomini. Le donne hanno funzioni biologiche specifiche, sono esposte a problemi di salute esclusivamente femminili, sono vittime di una violenza di genere pervasiva e, statisticamente, vivono più a lungo degli uomini con la conseguenza di un maggiore bisogno di usufruire dei servizi sanitari frequentemente e in età avanzata. Pertanto le donne e le ragazze fanno esperienza degli effetti negativi delle inadeguatezze dei servizi sanitari più intensamente degli uomini.

Le donne sono esposte ad un rischio sproporzionato di subire trattamenti degradanti e umilianti nelle strutture sanitarie, specialmente durante la gravidanza, il parto e nel puerperio.

La strumentalizzazione dei corpi delle donne consiste nell’assoggettamento delle funzioni biologiche naturali delle donne ad una agenda patriarcale politicizzata, volta a mantenere e perpetrare determinate idee della femminilità in opposizione alla mascolinità e al ruolo subordinato delle donne nella società.

Le raccomandazioni rivolte agli Stati

Il Gruppo di Lavoro formula in calce al documento una serie di raccomandazioni rivolte agli Stati Membri affinchè:

(a) applichino gli standard dei diritti umani e dei principi di uguaglianza, non discriminazione e empowerment delle donne come riferimento per tutti gli interventi che riguardano la salute e la sicurezza delle donne;

(b) siano guidati dal concetto del diritto delle donne all’uguaglianza, che richiede un trattamento differenziato nella salute, che implichi ma vada anche oltre la salute sessuale e riproduttiva, per definire misure di condotta e allocazione di risorse;

(c) prendano in considerazione l’impatto della sicurezza delle donne sulla loro salute fisica e mentale e proteggano le donne e le ragazze dalla violenza domestica, dalla violenza nel percorso da casa a scuola e viceversa, in altri spazi pubblici e nelle strutture sanitarie;

(d) adottino un approccio olistico verso la salute e la sicurezza delle donne considerando il loro completo ciclo vitale, dalla infanzia all’età avanzata, come fasi interconnesse con distinte caratteristiche e necessità.

In riferimento alla strumentalizzazione dei corpi delle donne il Gruppo di Lavoro raccomanda agli Stati che:

  1. Adottino delle misure per combattere ed eliminare, nella legislazione, nelle policy, nelle pratiche culturali e negli stereotipi sociali, tutte le forme di strumentalizzazione dei corpi delle donne e delle loro funzioni biologiche;
  2. Eliminino gli stereotipi di genere nocivi che possano condurre all’anoressia e alla bulimia e a procedure estetiche invasive;
  3. Impediscano l’esclusione dai luoghi pubblici durante le mestruazioni e l’allattamento e prevengano la discriminazione in relazione alla menopausa nel luogo di lavoro;
  4. Adottino e attuino misure forti ed efficaci per contrastare la mutilazione genitale femminile;
  5. Depenalizzino i comportamenti sessuali e riproduttivi attribuiti esclusivamente o principalmente alle donne, incluso l’adulterio, la prostituzione e l’interruzione della gravidanza.
  6. Contrastino gli stereotipi e rafforzino le ragazze a prendersi cura della propria salute e sicurezza sin dalla più giovane età, sia a scuola, sia a casa, ed informino e rafforzino le donne in relazione ai propri corpi in tutte le fasi della loro vita;
  7. Regolamentino le strutture adibite al parto per assicurare il rispetto dell’autonomia delle donne, della loro privacy e dignità umana, incluso il rispetto per le scelte delle donne in relazione al parto in casa, quando non sussistano specifiche controindicazioni mediche;
  8. Prevengano la strumentalizzazione delle donne nello svolgimento del parto ed assicurino che vengano irrogate sanzioni per la violenza ostetrica e ginecologica, inclusa l’esecuzione di tagli cesarei abusivi, il rifiuto di dare alle donne sollievo dal dolore durante il parto o durante l’interruzione chirurgica della gravidanza e la realizzazione di episiotomie non necessarie.
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