Il parto rispettato: se son rose, fioriranno

Intervista a Carlo Dorizzi, ginecologo e primario dell’Ospedale di Monselice-Schiavonia (Ospedali Riuniti Padova Sud Madre Teresa di Calcutta)

di Melissa Bonnet (Onde di Vita APS) e Elena Skoko (OVOItalia)

 

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Primario Carlo Dorizzi e Melissa Bonnet, associazione Onde di Vita

Nell’estate 2018 è successo qualcosa di straordinario. Le associazioni che si occupano della nascita sul territorio di Padova sono state convocate dal nuovo primario, il dott. Carlo Dorizzi.

L’iniziativa ha lascito di stucco le madri impegnate nell’attivismo per la “buona nascita”, abituate a fare tanta fatica per essere ascoltate e poi ricevere in cambio l’indifferenza da parte delle istituzioni, se non addirittura lettere di diffida intimidatorie da intere categorie di professionisti. Le parole che questo ginecologo-ostetrico dedica alla campagna #bastatacere e al tema della violenza ostetrica ci fanno sperare in un futuro più solare e pacifico. Sono le parole che avremmo voluto sentire dai professionisti e dalle istituzioni sin dall’inizio.

L’associazione Onde di Vita, rappresentata da Melissa Bonnet, ha accolto con entusiasmo l’invito, ha visitato l’ospedale, ha parlato con il responsabile e con il personale e ha proposto degli eventi in collaborazione che sono stati accolti positivamente. OVOItalia le ha proposto di fare un’intervista al nuovo primario, che sembrava aver capito lo spirito dei tempi e le richieste delle donne e si è adoperato per avvicinarsi il più possibile ad una visione positiva e rispettosa dell’assistenza al parto e alla nascita.

Nel nostro sistema sanitario, le persone possono fare la differenza, in particolare le persone che esercitano un ruolo di potere e di responsabilità. Questa modalità ha i suoi punti deboli, per esempio, se cambia il dirigente, cambiano anche il servizio e i rapporti all’interno dell’équipe. Il sistema non ha memoria e i principi quali umanità, compassione e rispetto fungono da iniezioni di vitamine sporadiche fornite dalle persone, invece di far parte dell’essenza stessa del sistema sanitario universale. Per un/a dirigente è difficile far attivare il principio di partecipazione della società civile, come previsto dalla Legge 833, che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale nel 1978, perché richiede uno sforzo in più, temporale e relazionale. Eppure, con il giusto approccio e il rispetto reciproco, anche questo è possibile e il sistema ne può beneficiare, creando legami a lungo termine tra l’ospedale e il territorio, anche nell’ambito della maternità e nascita, come previsto dal Decreto Fazio del 2010.

Pertanto, accogliamo con entusiasmo il “nuovo umanesimo” del dott. Dorizzi e auguriamo a lui, al personale, alle utenti, alla struttura e al territorio lunga vita, prosperità e benessere. Possano le madri e i neonati beneficiarne il più possibile, ricordandoci che il rispetto nel parto parte dal rispetto di noi stesse.

Le parole di Carlo Dorizzi ci hanno incantato… siamo delle romantiche incurabili. Dunque, se son rose, fioriranno! Questo 8 Marzo 2019 ci piace celebrare così.

1. Lei è un uomo giovane, come vede la sua professione e il suo ruolo in essa? Come si trova ad essere un primario?

Grazie per il giovane! In realtà sento la passione, la curiosità e anche il divertimento per il lavoro che faccio. E questo è un tipo di lavoro che si prende la tua vita. Ho sempre lavorato lontano da casa, e così la mia vita e il lavoro si sono mescolati e compenetrati. Perché la frequentazione quotidiana, il lavoro, è tempo comune, esperienze comuni, vita comune. Con la fortuna da parte mia di incontrare tanti professionisti, persone e amici che hanno condiviso con me e alimentato questa passione. Perciò ho sempre cercato di stare bene sul lavoro e far stare bene le persone con cui lavoro. Da tutti ho imparato qualcosa e a tutti ho rubato qualcosa. Rimanere attaccati a quello che abbiamo imparato grazie a qualcuno ci permette di concretizzare qualcosa. L’avventura del primariato che sto vivendo la vedo come una grande opportunità che mi è capitata di continuare a seguire il mio destino.

2. Secondo lei c’è un ricambio generazionale in questo momento, e se sì, la nuova generazione di ginecologi ha un’idea diversa dell’ostetricia rispetto alla generazione precedente? Ci può illustrare la sua “filosofia”?

Dopo la specializzazione ho avuto la fortuna di lavorare sempre in contesti professionali molto diversi ma piuttosto democratici, in cui la qualità era un requisito prioritario rispetto alla biologia…perciò non credo che l’età anagrafica rappresenti di per se stessa un’investitura. Così come non credo a successioni generazionali. Ogni generazione di professionisti porta con se cose buone e cose meno buone. Ciò che fa la differenza dal mio punto di vista sono le persone. Chi ha avuto il coraggio di scommettere su di me sa che scommette su una visione diversa da quella che premia l’individualismo, in cui conta molto la selezione e la valorizzazione di persone dotate di un’etica del lavoro di equipe. Costruire una squadra nella mia testa è ben differente che creare un gruppo, perché la squadra gioca unita per degli obiettivi. In quest’ottica e anche per propensione personale ho investito su 2 caratteristiche per me fondamentali: la lealtà e l’entusiasmo. E nel gruppo sono emerse spontaneamente queste qualità, che cerco sempre di premiare.

3. Come si è trovato nel reparto di ostetricia dell’ospedale di Monselice-Schiavonia al suo arrivo in agosto 2018? C’erano dei dati sugli esiti a sua disposizione? C’era una modalità di assistenza particolare?

Al mio arrivo a Monselice a fine agosto [2018] ho trovato tanta fiducia e tanti sorrisi di incoraggiamento, e soprattutto una disarmante “urgenza” di mettersi in gioco e di collaborazione che non intendo deludere. Perciò tutte le mie scelte sono orientate in questo senso. Erano presenti buone pratiche cliniche ma affidate alle iniziative dei singoli, poco partecipate o poco orchestrate, con esiti altalenanti sia per l’ostetricia che per la ginecologia. Ciò aveva un po’ paralizzato la situazione, e una buona parte del mio lavoro è senz’altro quella di “scongelarla”, motivando i miei collaboratori, fornendogli gli strumenti e mettendoli nelle condizioni di valorizzare la loro professionalità. E in questa prospettiva offro la mia proposta di lavoro di squadra, fiducia e condivisione di responsabilità e di obiettivi.

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Primario Carlo Dorizzi, coordinatrice ostetrica Maristella Pelizza e Melissa Bonnet, Associazione Onde di Vita

4. Cos’è cambiato con il suo arrivo?

Ho la presunzione di aver assistito in queste poche settimane ad una specie di “fioritura”….e il clima che si respira è esattamente quell’armonia necessaria allo svilupparsi di progetti ambiziosi in cui tutti si sentano coinvolti e protagonisti.

5. Come vede questo reparto tra 5 anni? In caso dovesse cambiare ospedale, quale eredità vorrebbe lasciare?
Mi piacerebbe sentirmi superfluo, ma restare per vedere con soddisfazione la mia squadra non avere bisogno di me.

6. Quante sale parto ci sono nel reparto e che aspetto hanno? Il travaglio e/o il parto avvengono insieme ad altre donne oppure vi sono soluzioni per la privacy? I servizi igienici sono privati o comuni? C’è una vasca o doccia in ogni sala? Fate anche parti in acqua?
Nel nostro reparto disponiamo di 5 stanze singole per il travaglio, il parto e il post-parto, in grado di ospitare la coppia in intimità. Le stanze sono molto accoglienti per architetture spaziose, luminosità e decori e tutte dotate di bagno privato. In una di queste stanze è presente una vasca per il travaglio e il parto in acqua, ma anche tutte le altre stanze offrono diverse soluzioni di comfort, come la doccia o la possibilità di diffusione della musica preferita, e dispongono della palla e dello sgabello olandese.

7. Durante il travaglio e il parto, la donna ha libertà di movimento e può decidere sulle posizioni da assumere per travaglio e parto? Il monitoraggio è continuo o ad intermittenza e/o wireless?

Tutte le nostre ostetriche incoraggiano la libertà di movimento durante il travaglio, e l’adozione di posizioni libere, privilegiando in condizioni di fisiologia il monitoraggio intermittente del battito fetale. Dati i volumi del nostro punto nascita, l’assistenza che riusciamo ad erogare è di tipo individuale, con rapporto one-to-one. I turni delle ostetriche si alternano sulle 12 ore e questo consente nella maggior parte dei casi una presa in carico personalizzata. Qualora si renda necessario un monitoraggio continuo disponiamo anche della telemetria per interferire il meno possibile con questa opportunità.

8. Nella sua visione di gestione del reparto, come vede il rapporto con le utenti? È previsto un piano di parto? Possono essere accompagnate da uno a due persone lungo tutto il percorso, anche in caso di cesareo?
Ciò che ritengo fondamentale nel rapporto con le utenti è il loro coinvolgimento nelle decisioni terapeutiche che le riguardano, guidate da un’informazione libera e aderenti alle buone pratiche cliniche. Perciò conosciamo e accogliamo i diversi piani del parto ma ho la presunzione, nella mia idea di sala parto ideale, che un giorno possano divenire del tutto superflui perché il “contratto” tra gli operatori e le utenti sia già esplicito e rappresenti la sintesi migliore possibile tra le aspettative delle utenti e le possibilità di assistenza di cui disponiamo. Nella maggior parte dei casi questo incontro è reso possibile, dal mio punto di vista, solo dal dialogo aperto e partecipato in cui vengano accolte con fiducia tutte le istanze da entrambe le parti. Offriamo inoltre la possibilità al partner, e/o una persona di fiducia individuata dalla paziente, di essere sempre presente durante il travaglio, il parto e il post-parto, anche nel caso in cui si debba scegliere un parto cesareo, nei limiti che consentano l’operatività in sicurezza di tutti, soprattutto nelle situazioni di urgenza/emergenza.

9. Madre e bambino possono fare il pelle a pelle senza tagliare il cordone ombelicale in sala operatoria? Bisogna fare una richiesta specifica?

Attualmente, anche in corso di taglio cesareo è possibile il contatto pelle a pelle immediato tra madre e neonato, dopo il clampaggio del cordone, che è comunque ritardato in assenza di fattori che richiedano l’immediato intervento pediatrico. Ci stiamo adoperando per promuovere una cultura di sensibilizzazione in questa direzione.

10. Quale sono le reali indicazioni secondo Lei per programmare un cesareo?

Veniamo da un periodo storico in cui si è abusato in modo non congruo del ricorso al parto cesareo, spesso assecondando falsi miti, timori immotivati, e forzando in alcune circostanze le reali indicazioni. Credo che insieme alle ansie degli operatori si possano anche indicare le ansie o i condizionamenti di molte utenti che erroneamente vedono in questa modalità di parto una soluzione rapida e sicura per il momento del parto e per eludere il dolore. Vi sono senz’altro alcune indicazioni, per lo più urgenti, che tengono conto della necessità di espletare il parto in tempi rapidi, per la compromissione della salute fetale o materna. Altre di elezione, come la posizione anomala della placenta davanti al canale del parto (o placenta previa) o la presentazione podalica del feto, quando fallisce o non è possibile il tentativo di rivolgimento, che noi proponiamo. Al di là di queste tutte le altre indicazioni non si configurano come assolute ma possono scaturire da una valutazione partecipata anche da parte della paziente, dopo un’informazione adeguata circa i rischi e i benefici di una scelta rispetto all’altra.

11. I dati statistici sul tasso di cesarei, episiotomia, VBAC, sono consultabili online o possono essere richiesti dalle utenti?
Sì, tutti i dati relativi alla modalità del parto e alle procedure ad esso associate sono pubblici e derivano prevalentemente dal certificato di assistenza al parto regionale (CeDAP).

12. Quando ho visitato il vostro reparto sono stata piacevolmente sorpresa di trovare le notifiche all’entrata delle camere le scritte in diverse lingue. Avete anche personale che parla diverse lingue per facilitare la comunicazione con le donne straniere?

Si molti operatori conoscono altre lingue e sono in grado di relazionarsi con utenti straniere. E’ inoltre possibile attivare un mediatore culturale qualora se ne presenti la necessità.

13. Come vede il ruolo del ginecologo rispetto a quello dell’ostetrica?
Direi complementare. In condizioni di fisiologia, per poter offrire alle donne la migliore esperienza del parto, è necessario che l’ostetrica abbia consapevolezza e mezzi per gestire in autonomia il travaglio e il parto. Per mantenere elevati gli standard di sicurezza è altrettanto auspicabile che vi siano l’armonia e la fiducia per interfacciarsi e consultarsi liberamente con il medico. A sua volta, il ginecologo dovrebbe contenere il proprio intervento nell’ambito del necessario, privilegiando un atteggiamento includente, possibilista, spiegando e condividendo le proprie scelte.

14. Rispetto alle pratiche cliniche, avete dei protocolli specifici, seguite delle linee guida in particolare, oppure i professionisti e le professioniste hanno autonomia di gestione?
Sulla base delle raccomandazioni OMS stiamo conducendo un ampio lavoro di revisione di tutte le procedure, per uniformare quanto più possibile i nostri comportamenti clinici, e alcuni di questi protocolli sono già operativi.

15. Per esempio, avete un protocollo per i VBAC? E VBA2C?

Uno di questi è per esempio il percorso per la paziente con un precedente taglio cesareo. Per le donne con più di un taglio cesareo precedente offriamo un percorso personalizzato che discutiamo singolarmente.

17. Ci sono protocolli per l’induzione ad un certo numero di settimane? La donna può rifiutare ed aspettare se lo desidera e ci sono condizioni?
Abbiamo anche una procedura condivisa per l’induzione oltre il termine. Offriamo una condotta di attesa sino alla 42 settimana con la possibilità di accedere a modalità alternative, più dolci, fisiologiche e non farmacologiche per favorire l’insorgenza del travaglio, come ad esempio lo scollamento delle membrane, come raccomandato nelle principali linee guida anglosassoni, una visita che a dispetto di infondati e fuorvianti pregiudizi, comporta un minimo discomfort ed è sicuramente meno invadente dell’utilizzo di purganti lassativi di triste memoria fascista.

18. Ho letto nel suo curriculum che ha assistito anche gemelli e parti podalici vaginali. Lo fa anche nell’ospedale di Monselice-Schiavonia?
La presentazione cefalica di entrambi i gemelli in una gravidanza bicoriale biamniotica (cioè con 2 placente e 2 sacchi distinti) è indicazione al parto vaginale e ci adoperiamo per assecondarla e renderla possibile. Le altre condizioni gemellari sono legate all’esperienza dell’operatore e mi adopero per offrire un counseling personalizzato alle pazienti, offrendo la mia personale disponibilità. Per i podici offriamo l’opportunità del rivolgimento per manovre esterne.

19. Come sono i rapporti tra l’ospedale e l’amministrazione dell’ASL? E con la Regione? Vi sono delle politiche regionali particolari nell’ambito del percorso nascita?
Direi che i rapporti tra il nostro ospedale e la direzione strategica dell’azienda sono proficui e di collaborazione. Il progetto Regionale in evidenza in questo momento è senz’altro quello del BRO o basso rischio ostetrico, che dopo una prima fase sperimentale in alcune altre province del Veneto, diventerà operativo con il nuovo anno anche nel territorio dell’ULSS 6 Euganea.

 

20. Tra breve partirà o è già partito il progetto BRO (basso rischio ostetrico), di che cosa si tratta? Come utenti, un po’ ci preoccupa una distinzione basata sul rischio – un termine che colpisce le mamme e che è di difficile

definizione. Sembra che, in fondo, siano tutte a rischio, quando – secondo l’OMS – sarebbero soltanto il 10%. Cosa ne pensa?
Il modello del BRO, a discapito di una denominazione che, contemplando una stratificazione del rischio, può indurre dubbi o timori, si caratterizza proprio per intercettare e riconoscere invece tutte le gravidanze fisiologiche da avviare ad un percorso meno invasivo e medicalizzato, che faccia riferimento all’ostetrica come figura cardine per l’assistenza, e anche per la prescrizione. Trovo che sia un approccio davvero rivoluzionario perché inverte totalmente la prospettiva con cui si guardava alla gravidanza, partendo finalmente dall’assunto che la gestazione è nella maggior parte dei casi un evento del tutto fisiologico. Se questi presupposti non saranno “traditi” si tratta, a mio modo di vedere, di un vero rinnovamento culturale, allineato alle indicazioni dell’OMS, cui aderisco con entusiasmo.

21. Ha sentito parlare della campagna #bastatacere e della “violenza ostetrica”? Cosa ne pensa?
Si certo, sono campagne note a tutti gli operatori e che ci mettono davanti alle nostre mancanze culturali e ancor di più, umane verso i diritti fondamentali della persona, il rispetto, la dignità, la riservatezza, la partecipazione alle decisioni nelle scelte che le riguardano. Per questo, forse, alcuni operatori si sono sentiti offesi o hanno atteggiamenti di distanza senza volontà di comprendere, destituiti per così dire di un presunto potere decisionale e operativo, quasi ieratico, da sempre esercitato in modo automatico, quando non coercitivo. Dobbiamo posare sui corpi femminili sguardi femminili. Coltivando la nostra sensibilità e una modalità partecipativa delle utenti alle opzioni di gestione clinica e terapeutiche. Raccontando le nostre impressioni cliniche e perché no, anche i nostri dubbi, perché non è sempre tutto bianco o nero. Proponendo una gestione e le possibili alternative, chiedendone l’adesione e informando sui possibili esiti in un senso e nell’altro. Solo così come operatori “sensibilizzati” possiamo chiedere a nostra volta rispetto e comprensione del nostro lavoro e anche dei nostri limiti. Del resto nessuno da fiducia a chi non la ricambia.

 

22. L’Ospedale di Monselice-Schiavonia aderisce all’iniziativa UNICEF “Ospedale Amico dei Bambini?” Esistono altre iniziative dedicate alle madri. Ne è a conoscenza?
So che è già stata prodotta tutta la parte documentale e con il prossimo piano formativo dell’anno 2019, congiuntamente con la dr.ssa Carlini, Direttrice della

Pediatria, abbiamo intenzione di proseguire nel percorso di accreditamento, richiedendo la visita ispettiva. Analogamente però vorrei creare una cultura di sensibilizzazione su tutti gli aspetti che caratterizzano il nostro lavoro come “amico delle mamme”, come già mi avete dato ampia opportunità di esprimere. Sono anche però convinto che il successo maggiore sia quello che otterremo quando non ci sarà davvero più bisogno di categorizzare gli ospedali, istruire campagne o sensibilizzare gli operatori o le utenti, perché finalmente sarà universalmente condivisa la fiducia reciproca nel rispetto delle singole persone che cooperano e sono protagoniste nell’evento più straordinario che conosciamo, la nascita di un essere umano.